Il tempo è il messaggio - Romanae Disputationes

 


Bologna. Sei giovanissimi filosofi portano le loro riflessioni su un tema gigantesco: il tempo. Li ascolto assorto e, mentre le loro idee si mischiano con le mie, decido di cambiare completamente il mio intervento. Mi sono messo a pensare a come viviamo il tempo in quest’epoca di notifiche e di scrolling infinito. Ecco l'intervento completo:

La parte che più mi ha colpito è stata quella della "filosofia del contrattempo". Ve ne riporto qui un brano:

"Mi ha ispirato ciò che ha sostenuto Antonia, quando ci ha parlato del contrattempo. Il contrattempo è ciò che è imprevedibile, ciò che non ci si può aspettare. Quando ho sentito Antonia fare il suo elogio del “contrattempo”, ho subito pensato che, in fondo, le persone sono contrattempi. 

Una delle definizioni che potremmo dare di persona è “contrattempo”. Fateci caso, ogni volta che incontriamo davvero una persona, una volta che le diamo veramente il nostro tempo, quella persona in quel tempo crea un’increspatura e lo trasforma in qualcosa che non si poteva prevedere fino in fondo. Tanto è vero che per difesa che cosa facciamo? Tendiamo a non avere tempo per nessuno. Neanche per i messaggi: troppe notifiche, troppe mail a cui rispondere. Troppe telefonate che finiscono con un “ti devo richiamare perché ho da fare un'altra cosa”, “sto andando di fretta”, e così via. 

Evitiamo i contrattempi perché siamo in flusso frettoloso che deve andare avanti e sembra non ammette salti laterali. È la difesa dal rischio che quella persona con la sua richiesta potrebbe portare in una linea di tempo imprevedibile. Quando ho sentito il monologo di Antonia dire questo, ho pensato anche un'altra cosa: dialogare veramente, discutere veramente, è imbattersi in una serie di contrattempi argomentativi. Quando entriamo in una discussione abbiamo le nostre argomentazioni, le nostre idee, le nostre opinioni, siamo convinti di qualcosa e lo portiamo lì con l'idea di farlo valere. Prevediamo come vorremmo che vada a finire. 

Poi però ci troviamo di fronte all'altro che, con le sue parole, con le sue modalità argomentative, con le sue domande, con la sua capacità di porci in contraddizione, crea una serie contrattempi. Quella collana di perle, incasellate una dietro l’altra, che erano le nostre argomentazioni improvvisamente si rompe, non ha più l’aspetto iniziale previsto. Un contrattempo che richiede che sia rimessa in fila in modo nuovo.

Forse è anche per questo che facciamo fatica a discutere. Tanto è vero che usiamo spesso il litigio come una manovra evasiva: se riesco a litigare con te mi risparmio il rischio di dover davvero affrontare la questione su cui siamo in contrasto. 

Quindi litigo, ti attacco sul personale, presento una petizione di principio, formulo un bell'argomento del fantoccio, introduco un paio di fallacie, così ci arrabbiamo, e non ne vogliamo più sapere: ho evitato che affrontassimo ciò che metteva alla prova il nostro filo di idee e opinioni. 

Perché si litiga tanto online? Perché i flame? Perché tutta questa sensazione di odio, perché questo continuo gettare discredito sull’altro? È proprio per evitare il fastidioso contrattempo di trovarsi di fronte ad atti di altri esseri umani che mi costringono a rivedere la programmazione di idee che mi ero fatto".