Il selfie involontario: come l’autoironia può salvarci


È vero, siamo forse nell’epoca più narcisistica della storia, ma è anche vero che questa è l’era con il più grande antidoto al narcisismo che sia stato mai inventato dall’uomo: il selfie involontario.

Avete presente quel momento drammatico che ciascuno di noi vive ogni tanto, quando si accinge con il suo smartphone a fotografare qualcosa, apre la fotocamera e questa è rivolta dalla parte sbagliata? In quel momento di shock per la visione della propria immagine autentica, senza pose, senza preparazione, c’è una delle più importanti esperienze di autoironia che l’essere umano possa fare. E ce l’ha regalata la tecnologia.

Le prime immagini di sé 

Nella storia era capitata una cosa simile solo ai primissimi uomini, quelli che iniziarono a riflettersi negli specchi d’acqua. Non appena si sviluppò un minimo di cultura, invece, il “guardarsi” diventò immediatamente un’esperienza preparata e non spontanea. Ancora oggi quando ci vediamo nel riflesso di un vetro, negli specchi presenti nelle nostre case, c’è un momento prima dello sguardo (una frazione di secondo appena) che ci permette di assumere una posa accettabile, un’espressione plausibile, una faccia presentabile a noi stessi. 

Persino quando la mattina ci ritroviamo in bagno con i capelli arruffati, gli occhi gonfi, la mascella slogata dagli sbadigli, anche lì il nostro corpo attua tutta una serie di micro modifiche per renderci auto-accettabili.

L'immagine fedele in HD

Nel selfie involontario no. È troppo veloce, troppo ad alta risoluzione, su schermo retroilluminato retina display full color 5 pollici e antiriflesso: quella è la nostra immagine fedele, siamo noi, e non si scappa.

È un momento duro, ma è anche un momento di auto-ironia preziosissimo. Se solo sapessimo farne tesoro nelle tante occasioni di comunicazione che abbiamo: prima di lanciarci in una discussione, prima di premere invio per pubblicare un commento, prima di mettere quel like... prenderci quella frazione di secondo in più per guardarci da fuori, a sorpresa, con gli occhi dell’altro. Come un bel selfie involontario mentale.

Quel momento auto-ironico potrebbe salvarci da molte cose, soprattutto da noi stessi (semicit.).

È un tema che ho sviluppato nel mio libro Storia sentimentale del telefono dove parlo dell'Homo Smartphonicus che siamo diventati. Ne ho parlato anche nella puntata di FormaToriPodcast dedicata alla gestione dei conflitti.