La guerra. Trump. Le ondate d'odio sui social. E ancora con la gentilezza stiamo? A cosa serve? Non sposta niente. Non fa vincere. Anzi: sembra la strategia perfetta per farsi mettere i piedi in testa.
Eppure no.
Il punto è che spesso chi dice “la gentilezza non serve” sta incorrendo in un equivoco: scambia la gentilezza per remissività . Cioè per quell’atteggiamento in cui si lascia correre, si abbassa la testa e si fa un passo indietro per quieto vivere. Se gentilezza significasse questo, sarei d’accordo: sarebbe una pessima idea coltivarla.
Solo che la remissività non è gentilezza. È, semmai, una mancanza di essa.
Eppure no.
Il punto è che spesso chi dice “la gentilezza non serve” sta incorrendo in un equivoco: scambia la gentilezza per remissività . Cioè per quell’atteggiamento in cui si lascia correre, si abbassa la testa e si fa un passo indietro per quieto vivere. Se gentilezza significasse questo, sarei d’accordo: sarebbe una pessima idea coltivarla.
Solo che la remissività non è gentilezza. È, semmai, una mancanza di essa.
Gentilezza non è cortesia
C’è una confusione comune: scambiare la gentilezza per cortesia. La cortesia è forma: tono educato, parole scelte, stile “a modo”. Ma possiamo essere impeccabili nella forma e devastanti nella sostanza.
C’è una confusione comune: scambiare la gentilezza per cortesia. La cortesia è forma: tono educato, parole scelte, stile “a modo”. Ma possiamo essere impeccabili nella forma e devastanti nella sostanza.
Quante volte abbiamo visto persone cortesissime che però calpestano gli altri con eleganza? Che non alzano la voce ma controllano tutto? Ti sorridono mentre ti tolgono spazio? Quella non è gentilezza. È un involucro cortese che nasconde una sostanza guerrafondaia.
La gentilezza assomiglia di più a una virtù. E una virtù, in senso classico, è un “giusto mezzo”: non un compromesso debole, ma una posizione stabile tra due estremi.
La gentilezza assomiglia di più a una virtù. E una virtù, in senso classico, è un “giusto mezzo”: non un compromesso debole, ma una posizione stabile tra due estremi.
I due estremi: “mi ritiro” e “invado”
Se la gentilezza è un giusto mezzo, allora ha due opposti.
1) L'accondiscendenza (eccesso)
Dai all’altro più spazio di quanto sia giusto. Ti fai invadere. Ti adatti. Ti sposti. Spesso lo fai non perché sei buono, ma perché vuoi evitare la fatica, il conflitto, l'attrito. È una scorciatoia: cedi il tuo spazio, “basta che finisca”.
2) Il solipsismo (difetto)
All’estremo opposto c’è chi occupa tutto. Invade. Pretende. Spinge. Anche in questo caso è una scorciatoia: ottenere prima, con meno tempo, meno ascolto, meno mediazione. La versione muscolare del “tanto decido io”.
Sono estremi perché in entrambi i casi stai rinunciando a una parte fondamentale della vita umana: stare bene in mezzo agli altri. Non esiste solo il tuo spazio da difendere, né solo quello degli altri da subire. Esiste la convivenza: lo spazio condiviso, che poi è quello che dà forma alle nostre vite. Ecco la gentilezza: sapere stare in quello spazio senza sparire e senza schiacciare.
Se la gentilezza è un giusto mezzo, allora ha due opposti.
1) L'accondiscendenza (eccesso)
Dai all’altro più spazio di quanto sia giusto. Ti fai invadere. Ti adatti. Ti sposti. Spesso lo fai non perché sei buono, ma perché vuoi evitare la fatica, il conflitto, l'attrito. È una scorciatoia: cedi il tuo spazio, “basta che finisca”.
2) Il solipsismo (difetto)
All’estremo opposto c’è chi occupa tutto. Invade. Pretende. Spinge. Anche in questo caso è una scorciatoia: ottenere prima, con meno tempo, meno ascolto, meno mediazione. La versione muscolare del “tanto decido io”.
Sono estremi perché in entrambi i casi stai rinunciando a una parte fondamentale della vita umana: stare bene in mezzo agli altri. Non esiste solo il tuo spazio da difendere, né solo quello degli altri da subire. Esiste la convivenza: lo spazio condiviso, che poi è quello che dà forma alle nostre vite. Ecco la gentilezza: sapere stare in quello spazio senza sparire e senza schiacciare.
Il gentile sa stare nelle differenze
Una persona davvero gentile non è quella che dice sempre sì. È quella che sa riconoscere le differenze, non diventa aggressiva quando le difende, non diventa remissiva quando le subisce. Il gentile “sta in mezzo” e resiste, ma non a pugni: resiste articolando, argomentando, interagendo. Fa una cosa difficile: non semplifica l’altro in un nemico e non semplifica sé stesso in una vittima.
E in fondo lo sappiamo, perché la gentilezza è piena di gesti piccoli ma efficaci. Aprire una porta e far passare l’altro non è solo educazione: è dire, senza parole, “so che esisti anche tu”. È un segnale di consapevolezza della presenza reciproca. Una forma minima di protezione: “siamo qui insieme”.
Una persona davvero gentile non è quella che dice sempre sì. È quella che sa riconoscere le differenze, non diventa aggressiva quando le difende, non diventa remissiva quando le subisce. Il gentile “sta in mezzo” e resiste, ma non a pugni: resiste articolando, argomentando, interagendo. Fa una cosa difficile: non semplifica l’altro in un nemico e non semplifica sé stesso in una vittima.
E in fondo lo sappiamo, perché la gentilezza è piena di gesti piccoli ma efficaci. Aprire una porta e far passare l’altro non è solo educazione: è dire, senza parole, “so che esisti anche tu”. È un segnale di consapevolezza della presenza reciproca. Una forma minima di protezione: “siamo qui insieme”.
Perché oggi serve più che mai
La gentilezza non è buonismo. Non è condiscendenza. È antidoto a quello che stiamo respirando ovunque: un clima di aggressività costante che consuma fiducia, accorcia le conversazioni, rende tutto una gara (in perdita).
Quando l’ambiente è aggressivo, succede una cosa precisa: molte persone smettono di sostenere davvero ciò che pensano. Non perché hanno cambiato idea, ma perché non vale lo sforzo. Si ritirano. O diventano ciniche e rispondono con la stessa moneta aggressiva e si polarizzano.
La gentilezza, invece, allarga lo spazio. E quando lo spazio si allarga, diventa più facile far emergere i conflitti, dissentire senza distruggere, affrontare le differenze senza umiliare o essere umiliati.
La gentilezza non è buonismo. Non è condiscendenza. È antidoto a quello che stiamo respirando ovunque: un clima di aggressività costante che consuma fiducia, accorcia le conversazioni, rende tutto una gara (in perdita).
Quando l’ambiente è aggressivo, succede una cosa precisa: molte persone smettono di sostenere davvero ciò che pensano. Non perché hanno cambiato idea, ma perché non vale lo sforzo. Si ritirano. O diventano ciniche e rispondono con la stessa moneta aggressiva e si polarizzano.
La gentilezza, invece, allarga lo spazio. E quando lo spazio si allarga, diventa più facile far emergere i conflitti, dissentire senza distruggere, affrontare le differenze senza umiliare o essere umiliati.
Tre scene in cui la gentilezza cambia tutto (senza fare rumore)
1) Il capo che non strilla
Non ottiene risultati perché “è buono”. Li ottiene perché segue, dà feedback, ascolta, coinvolge. La produttività non nasce dalla paura: nasce dall’attenzione e dalla chiarezza.
2) La riunione di condominio
Il classico teatro: antipatie, sospetti, “io pago e quindi decido”. Poi qualcuno si mette lì e prova a fare una cosa rara: distinguere i punti, articolare le differenze, tenere insieme. Non fa scena. Però cambia la temperatura della stanza.
3) Un commento sui social
Ti aspetti la rispostaccia. Arriva invece qualcuno che ti contraddice ma ti ascolta, risponde argomentando, non ti riduce a caricatura. Anche solo per un attimo, cambia quell’ambiente.
Sono trasformazioni silenziose e proprio per questo spesso non le contiamo. Ma se guardi bene la tua esperienza, quante volte la differenza non l’ha fatta l’urlo… ma la presenza gentile di qualcuno?
1) Il capo che non strilla
Non ottiene risultati perché “è buono”. Li ottiene perché segue, dà feedback, ascolta, coinvolge. La produttività non nasce dalla paura: nasce dall’attenzione e dalla chiarezza.
2) La riunione di condominio
Il classico teatro: antipatie, sospetti, “io pago e quindi decido”. Poi qualcuno si mette lì e prova a fare una cosa rara: distinguere i punti, articolare le differenze, tenere insieme. Non fa scena. Però cambia la temperatura della stanza.
3) Un commento sui social
Ti aspetti la rispostaccia. Arriva invece qualcuno che ti contraddice ma ti ascolta, risponde argomentando, non ti riduce a caricatura. Anche solo per un attimo, cambia quell’ambiente.
Sono trasformazioni silenziose e proprio per questo spesso non le contiamo. Ma se guardi bene la tua esperienza, quante volte la differenza non l’ha fatta l’urlo… ma la presenza gentile di qualcuno?
Gentilezza pratica: non un’idea, ma un’abilità da allenare
C’è un problema: la gentilezza ha molti credenti e pochi praticanti. Se ne parla tanto, la si cita volentieri, ma poi nel momento reale - quando ti sale la risposta pronta, quando ti senti attaccato, quando hai fretta - sparisce.
Perché la gentilezza non è una teoria: è più simile al saper andare in bicicletta che al conoscere la fisica delle ruote. Una virtù è così: si acquisisce praticandola. E allora, più che dire “sono gentile”, la domanda utile è: come si fa, concretamente, a diventare gentili?
La gentilezza che trasforma
Con Rossana Parrinello stiamo portando in varie aziende un corso pratico sulla gentilezza che inizia proprio dalla domanda: "che cos'è per voi la gentilezza?". Le risposte dei partecipanti, di volta in volta, ci hanno sempre sorpreso. Ci hanno fatto mettere a fuoco che, alla fine, la domanda non è se la gentilezza serva o meno, ma quanta fatica siamo disposti a fare per restare umani, proprio quando sarebbe più comodo non esserlo?
C’è un problema: la gentilezza ha molti credenti e pochi praticanti. Se ne parla tanto, la si cita volentieri, ma poi nel momento reale - quando ti sale la risposta pronta, quando ti senti attaccato, quando hai fretta - sparisce.
Perché la gentilezza non è una teoria: è più simile al saper andare in bicicletta che al conoscere la fisica delle ruote. Una virtù è così: si acquisisce praticandola. E allora, più che dire “sono gentile”, la domanda utile è: come si fa, concretamente, a diventare gentili?
La gentilezza che trasforma
Con Rossana Parrinello stiamo portando in varie aziende un corso pratico sulla gentilezza che inizia proprio dalla domanda: "che cos'è per voi la gentilezza?". Le risposte dei partecipanti, di volta in volta, ci hanno sempre sorpreso. Ci hanno fatto mettere a fuoco che, alla fine, la domanda non è se la gentilezza serva o meno, ma quanta fatica siamo disposti a fare per restare umani, proprio quando sarebbe più comodo non esserlo?