Lesbo, molto più che un gesto mediatico

martedì 19 aprile 2016

di Bruno Mastroianni, Metro, 18.4.2016 


«Semplicemente per stare con voi e sentire le vostre storie». Così il Papa ai rifugiati che è andato a incontrare a Lesbo assieme ai suoi fratelli ortodossi di Costantinopoli e di Atene. Questa visita va messa in continuità con quella che Papa Francesco ha voluto fare a inizio pontificato a Lampedusa. All’epoca il tema dei migranti era poco percepito nell’opinione pubblica. Oggi, seppure il tema ha conquistato le prime pagine, non ha ancora trovato un vero posto nella testa e nel cuore (e nelle decisioni politiche) degli europei - governanti e cittadini. Francesco, di nuovo, torna dagli ultimi per renderli “primi”. Stavolta con una novità: le tre famiglie di migranti che, a ritorno da Lesbo, si è portato con sé a Roma. Qui c’è un “primo”, il Pontefice, che fa un’azione concreta e utile anche se non risolve il problema. Secondo quell’idea di Madre Teresa citata da lui stesso: una goccia non è nulla nel mare, ma grazie a quella goccia il mare non sarà più lo stesso. Siamo abituati al fatto che i “numeri uno” stanno a distanza per guidare dall’alto i fenomeni complessi. Per questo ci lamentiamo quando non cambia nulla: la colpa è loro e lontana, come se non ci toccasse. Ma che succede se il capo scende a fare qualcosa per primo? L’alibi della distanza cade e i problemi si mostrano per ciò che sono: alla portata, nostri, vicini. Sarebbe un peccato ridurre quello di Francesco a un mero gesto mediatico. La realtà è che, dopo i 12 di Lesbo che il Papa si è portato a casa, sui migranti nessuno può più nascondersi dietro un dito.

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