Ogni bambino non nato

martedì 15 dicembre 2015

di Bruno Mastroianni, A suaImmagine Magazine, novembre 2015 
Per superare il dibattito polarizzato occorre prendersi cura della solitudine delle donne e dei milioni di bambini che ogni anno non nascono

Quello dell’aborto volontario è uno dei temi cruciali del nostro tempo. Un argomento su cui c’è spesso un forte scontro su posizioni polarizzate che sembrano non potersi incontrare. Nel mezzo una moltitudine di nascituri che non viene alla vita e altrettante donne, spesso lasciate sole e in difficoltà di fronte a una gravidanza.

“Una mentalità molto diffusa ha ormai fatto perdere la dovuta sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita” con queste parole Papa Francesco ha affrontato il tema dell’aborto nella sua lettera sulle indulgenze previste per il Giubileo della Misericordia. Il Pontefice ha stabilito che durante l’anno giubilare tutti i sacerdoti avranno la facoltà di “assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono”. Attualmente questa possibilità è data solo ai vescovi e ad alcuni sacerdoti da loro indicati. Una risposta misericordiosa che vuole andare incontro a tutti coloro che avendo vissuto “questo dramma morale” sono disposti a pentirsi e a ricominciare nel loro cammino.

In Italia oltre 97 mila aborti

Il problema è che negli anni si è assistito a una sorta di assuefazione per cui su questo tema si ha una percezione vaga e non aderente alla realtà dei fatti. L’aborto è qualcosa che riguarda tutto il mondo, un fenomeno i cui numeri vanno presi in considerazione. Ad esempio in Italia secondo i dati più recenti del Ministero della Salute il numero totale degli aborti nel 2014 è stato di 97.537, con la notizia positiva che rispetto all’anno precedente è calato del 5% e si è dimezzato rispetto al 1978, anno di entrata in vigore della legge. Rimane comunque una cifra alta se la si confronta con il numero di nati nello stesso anno: 509 mila, tra l’altro il numero più basso di nascite mai registrato dall’unità d’Italia.
Il numero di aborti fa riflettere se lo si confronta ad esempio con le cause di morte più frequenti: le malattie ischemiche del cuore (75.098 casi), le malattie cerebrovascolari (61.255) e altre malattie del cuore (48.384). Se si considerasse l’aborto dal punto di vista degli oltre 97mila non nati, come una causa di morte, sarebbe la prima in Italia, superiore agli infarti.

Nel resto del mondo

All’estero i dati parlano di una realtà molto complessa. Qualche anno fa il ministero della Salute inglese aveva lanciato un allarme sul fatto che oltre il 30% delle donne che avevano abortito lo aveva fatto più di una volta, in alcuni casi (alcune centinaia) fino a 5 volte. Ai dati si aggiungeva anche quello per cui più della metà degli aborti sono praticati da ragazze sotto i 24 anni.

Negli Stati Uniti il tema è molto dibattuto e negli anni - la pratica fu legalizzata più di 40 anni fa - molte cose sono cambiate, con diversi interventi restrittivi all’aborto in molti stati. Il dato più interessante oltreoceano è la crescita delle cosiddette posizioni pro-life (gli oppositori di questa pratica) rispetto ai pro-choice (che sostengono il diritto ad abortire): se fino a 20 anni fa i pro-choice erano il 56% contro un 33% di pro-life, negli anni queste percentuali si sono assestate via via attorno al 50% tanto che oggi a fronte della metà degli americani che si dice a favore dell’aborto, quelli che invece sostengono la vita sono il 44%. 

Se ci si sposta in altri contesti le cose diventano più preoccupanti, ad esempio è noto che nei paesi dell’Europa dell’Est il tasso di aborto è fino a 4 volte superiore rispetto agli altri paesi europei. Oppure in Asia dove secondo i dati della Banca Mondiale la scelta di abortire i feti di sesso femminile e di trascurare la cura delle bambine ha creato una "voragine demografica” quantificata in 100 milioni di donne in meno nel mondo. Non è un caso che qualche giorno fa il Partito Comunista Cinese ha annunciato di voler porre fine alla “politica del figlio unico” che si stima aver procurato in 36 anni oltre 400 milioni di aborti. 

Sono dati che aiutano a capire come la questione non sia solo di principio ma concreta: la pratica dell’aborto impedisce a milioni di persone di venire alla luce nel mondo. Come rileva lo stesso Papa nella sua lettera, spesso chi si trova ad abortire lo fa “con una consapevolezza superficiale, quasi non rendendosi conto del gravissimo male che un simile atto comporta” così come ci sono coloro che “pur vivendo questo momento come una sconfitta, ritengono di non avere altra strada da percorrere”.

La solitudine delle donne

Il problema nella maggior parte dei casi è una mancata assistenza alle donne che si trovano in difficoltà. “Un dramma esistenziale e morale” come lo definisce Papa Francesco che ha lasciato nel cuore di molte donne una “cicatrice per questa scelta sofferta e dolorosa”. Per questo il Pontefice ha deciso di estendere a tutti i sacerdoti, in occasione del Giubileo, la possibilità di assolvere dal peccato di aborto volontario. Nel far questo Papa Francesco ha richiamato ogni presbitero alla responsabilità di stare accanto a chi ha abortito aiutando a “comprendere il peccato commesso, e indicare un percorso di conversione autentica per giungere a cogliere il vero e generoso perdono del Padre che tutto rinnova con la sua presenza”.

Al di là delle polemiche e dei dibattiti polarizzati l’aborto è spesso una scelta di abbandono e solitudine. Quando la gestante in difficoltà trova invece aiuto, comprensione e supporto materiale, spesso sceglie di non ricorrere alla pratica abortiva.

Lo dimostrano i dati dei Centri Aiuto alla Vita presenti su tutto il territorio italiano e promossi dal Movimento per la Vita. Nell’ultimo rapporto annuale, uscito lo scorso aprile, si legge ad esempio che l’83% delle donne che si sono presentate già in possesso di un certificato per abortire, alla fine ha portato a termine la gravidanza.

Si tratta di un’azione concreta e preziosa sul territorio che offre anzitutto ascolto, supporto ma anche aiuto economico, sistemazioni abitative e approcci su più livelli, a dimostrazione che l’aborto è qualcosa che si può prevenire una volta rimosse le cause che lasciano le donne sole di fronte alla difficoltà di far nascere un figlio.

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