Il vocabolario di Papa Francesco

lunedì 30 novembre 2015

In questi giorni è uscito Il vocabolario di Papa Francesco (Elledici) un testo che aiuta a entrare in profondità nelle parole che declinano la sua opera di guida e pastore della Chiesa di Roma e del mondo. I cinquanta termini che compongono il vocabolario sono curati da giornalisti e scrittori che ogni giorno sono alle prese con le parole, quindi con la comunicazione di papa Francesco. Il testo è curato da Antonio Carriero e ha le presentazioni del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, del cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, di mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della CEI, e di padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica.



Ho contribuito  a questo testo scrivendo la parola SILENZIO, di cui vi riporto i primi paragrafi qui di seguito:

SILENZIO
Bruno Mastroianni

Sono molte le parole che caratterizzano il pontificato di papa Francesco ma, assieme a esse, altrettanta importanza va riconosciuta ai momenti in cui le parole sono assenti. Spesso è proprio in quelle occasioni di silenzio che l’azione del papa si mostra in tutta la sua portata dirompente.
Il pontificato di papa Francesco è iniziato con il silenzio. Nessuno può dimenticare quella serata del 13 marzo del 2013 quando, subito dopo l’habemus papam del Card. Tauran, apparve Francesco che, di fronte a una piazza San Pietro colma di persone e schermi di telefonini pronti ad immortalare l’evento, chiese ai presenti di invocare su di lui la benedizione di Dio, in silenzio.
Il papa inchinato di fronte a migliaia di persone in raccoglimento - il suo popolo - è immagine icastica del pontificato. Il silenzio è una dimensione essenziale dell’azione di Francesco. Un silenzio inteso non solo come assenza di “parola detta” ma come creazione di una dimensione che dà voce e fa posto all’altro della relazione. Il papa neoeletto, come prima azione, ha chiamato in causa il suo popolo. Colui che di solito benedice ha chiesto di essere benedetto e, attraverso quella richiesta di preghiera silenziosa, è come se avesse fatto salire il popolo con lui sulla loggia delle Benedizioni, rendendolo protagonista.

Dare voce all’altro

Si sente spesso dire che papa Francesco ha grandi doti di comunicatore. È vero ma nella misura in cui per comunicazione intendiamo la capacità di stabilire relazioni significative. Papa Bergoglio non è un comunicatore solo nel senso del grande diffusore di messaggi – in cui è comunque particolarmente efficace – egli è piuttosto un uomo capace di entrare in sintonia con l’interlocutore, attraverso un costante processo di “dare voce” all’altro affinché nella relazione trovi il suo posto.
Lo abbiamo visto in una delle prime Messe a Santa Marta dove si vide fotografato mentre in silenzio si raccoglieva prima della celebrazione. Stava lì in uno dei banchi (né il primo né l’ultimo) in una posizione normale, accanto agli altri fedeli presenti, come uno tra loro. Solitamente lo spazio più importante è l’altare, dove si svolge il rito, ma la Santa Messa è anche nei banchi, dove c’è un popolo che assiste e partecipa. Il papa-celebrante che si prepara e prega tra i fedeli, ancora una volta nel silenzio, stava in qualche modo portando in primo piano l’altro della relazione, ricordando la dimensione comunitaria che caratterizza ogni sacrificio eucaristico... il resto in Libreria

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