Un fiume in piena

lunedì 15 giugno 2015

di Bruno Mastroianni, A Sua immagine magazine, 10 giugno 2015


Tra i duecento e i mille dollari se arrivi dall’Africa occidentale, dai mille ai seimila se arrivi dal Corno D’Africa. Poi, una volta in Libia, per arrivare in Italia ci vogliono tra i duecento e i duemila dollari. E’ il tariffario della tetra agenzia di viaggi che gestisce il traffico di esseri umani dall’Africa all’Europa. Stipati in barconi malandati, spesso picchiati e torturati, uomini, donne, bambini, disposti a cedere un pezzo della loro dignità e a rischiare la morte, pur di ritrovare un po’ di speranza, un’occasione di vita, la possibilità di essere felici. Cosa fare di fronte a questo popolo disperato e inarrestabile? Gli esperti dibattono valutando i flussi, stabilendo quote di accoglienza, progettano di colpire i trafficanti. Poco si riflette sul fatto che l’Africa è il continente più povero, più afflitto da guerre e, allo stesso tempo, più giovane: l’età media è tra i 16 e i 25 anni. Veramente si pensa di gestire tutto questo come una semplice dinamica geopolitica? Si può arginare un fiume in piena di persone che cercano vita? E’ questa la domanda che l’Europa vecchia e stanca deve farsi. Qualche tempo fa, in tv, un prete con il suo accento romano forse ha centrato il punto: “sti barconi non sono un problema come li vedono tutti; sono una soluzione”.

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