Conquistò il mondo, baciandolo

sabato 4 aprile 2015

di Bruno Mastroianni, Metro 3.4.2015

Il 2 aprile erano dieci anni dalla morte di Giovanni Paolo II. Un Papa che ha conquistato il mondo, a forza di baciarlo. Quell’inchino tenero, che Wojtyla compiva all’arrivo di ogni viaggio, è la sintesi migliore del suo pontificato. Quei baci non erano solo l’atto di inizio delle sue visite ma ne erano il centro e il programma. Del suo lunghissimo e travolgente pontificato sono state date molte definizioni: il Papa che ha viaggiato più di tutti, quello che ha scritto di più, il Papa della caduta del muro e così via. Ma non c’è sintesi migliore di quel gesto che tutti ricordiamo, perché lo abbiamo visto in tv decine e decine di volte. Come definire meglio san Giovanni Paolo II se non il Papa che abbassandosi ha raggiunto tutti noi, uno per uno, con il suo corpo, fisicamente? Da questo deriva tutto il resto: la sua capacità di comunicare, la sua forza di fronte ai drammi del genere umano, il suo coraggio nell’affrontare l’attentato e poi la malattia che lo ha provato fino all’ultimo giorno. E non dimentichiamo che l’epoca del suo pontificato, che ha attraversato gli ’80 e i ’90, è quella in cui culturalmente si affermava l’idea del leader che primeggia trascinando gli altri. Non è stato così Wojtyla, che dall’inizio e fino alla fine in carrozzella - guarda caso sempre più vicino alla terra - ha fatto capire che il mondo non si cambia con sforzi muscolari ma con la “debolezza” travolgente del Primo che si china per prendersi cura. Alla sua morte riecheggiò il “santo subito”. Veniva dalla piazza, dal basso, dalla vita vera.

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