La riforma di Francesco? È già completa

sabato 14 marzo 2015

di Bruno Mastroianni, Metro 13.3.2015

Due anni di pontificato e sembrano già venti. Sì perché è quasi difficile ricordare come erano il mondo e la Chiesa prima di Francesco. E non è una questione di confronto tra predecessori – sarebbe un futile anacronismo - ma un fatto ben più grande: in soli 24 mesi è cambiato tutto. Si sente spesso parlare di “riforma di Francesco” come qualcosa che arriverà in futuro e dipenderà dalla riorganizzazione delle strutture vaticane. In realtà la riforma è già compiuta. Sfido chiunque a non sentire in ogni azione, parola, gesto di Francesco un qualcosa che lo sta cambiando. Dal portarsi da solo la borsa, al rinunciare alla auto-blu, alla costante ricerca dei poveri e degli ultimi, fino alle sue omelie piene di esigente tenerezza. Ma chi – credente e non credente – non sta sentendo dentro di sé la traccia che tutto questo lascia? Altro che Papa-popolare. Se fosse così il tutto si sarebbe già spento dopo pochi mesi. Qui c’è qualcosa di molto più grande. C’è il segreto di una riforma nella sua modalità più potente: il primo della fila che dà l’esempio. Abituati all’efficientismo manageriale pensiamo sempre che le riforme riguardino i processi e le strutture. Per il cristianesimo la riforma riguarda le persone. Papa Francesco inizia da se stesso, con i fatti. Così sta dando (la sua) vita al cambiamento. Lo stesso stile di quel Gesù che per dire che era il figlio di Dio non organizzò nulla, si limitò – se così si può dire – a dare la sua vita per gli altri. Ancora oggi si sentono nel mondo gli effetti di quella riforma sconvolgente.

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