La forza di Papa Francesco in un inchino

martedì 2 dicembre 2014

di Bruno Mastroianni, Metro, 1 dicembre 2014

Della visita di Papa in Turchia rimane soprattutto un’immagine: Francesco che si inchina davanti a Bartolomeo, ricevendo un paterno bacio in testa. Siamo abituati all’idea che chi governa debba essere all’apice, ricevere gli onori, avere cerimoniali adeguati. Al massimo può temporaneamente abbassarsi, ma solo per mostrarsi amichevole e benevolente, quasi a sottolineare la sua posizione elevata.

Papa Francesco ha sovvertito questo ragionamento. E non è la prima volta che lo fa. Lo ha fatto anche all’inizio del pontificato, inchinandosi davanti al popolo e chiedendo la sua benedizione. Conquistando tutti. Ora lo ha fatto di fronte alla Chiesa d’Oriente, divisa da Roma da quasi mille anni. Francesco conquista il mondo inchinandosi. A pensarci bene è l’esercizio dell’autorità più alta.

Si può permettere di inchinarsi chi non ha bisogno di conferme esterne per la sua posizione. Come un padre che non perde il suo ruolo - anzi lo conferma - quando si abbassa ad allacciare le scarpe del figlio. Il Papa sta mostrando un’autorità che ha poco a che fare con la posizione. Inchinandosi davanti a Bartolomeo ha incarnato quel “presiedere nella carità” che è il primato di Roma: non una primazia di potere ma il potere dell’esempio. Ricordando lo stile di quel Gesù che scelse come trono una croce perdente, così conquistò il mondo nella parte più importante: il cuore di milioni di uomini che - da oriente e occidente - ancora oggi lo seguono.

Quante altre autorità in questi due millenni sono durate altrettanto?

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