C'è bisogno di giornalisti

lunedì 14 luglio 2014

Quello della attendibilità di "ciò che si legge in giro" è ormai un tema fondamentale.

Avevo iniziato a rifletterci su qualche tempo fa di fronte alla sfiducia nei media che si registra tra il pubblico (qui i dati italiani, e qui dagli USA). Oggi viene voglia di ritornarci dopo che, per la seconda volta, un colloquio tra Papa Francesco ed Eugenio Scalfari è stato riportato su La Repubblica e ha generato varie reazioni che ne compromettono l'attendibilità (qui ricapitolati i dubbi principali).

Il Papa ha detto o no queste cose? La domanda è semplice e lecita, eppure se oggi entrate in un bar, in un taxi o se fate un giro "casuale" sul web, vi imbatterete in molte discussioni in cui si attribuisce a Papa Francesco ciò che probabilmente non ha mai detto. C'è addirittura qualcuno che mette in dubbio la rettifica ufficiale di Padre Lombardi come se fosse frutto di un suo personale timore, una sua mossa di prudenza, aprendo a una specie di relativismo assoluto in cui vale tutto e il contrario di tutto.

Come  fa l'utente medio a venirne fuori? Il punto è che nel gioco delle imprecisioni, delle rettifiche, delle affermazioni e le controaffermazioni, alla fine ad andarci di mezzo veramente è solo uno degli interlocutori: il pubblico. Ma come? Proprio colui in nome del quale tutto era iniziato (per tenerlo informato) alla fine rimane il danneggiato, con la conseguenza di essere più confuso di prima.

Non so se è per questo che la gente sta perdendo la fiducia nei media. Senz'altro siamo in un'epoca in cui è urgente che qualcuno, al di là dei gusti, delle convenienze, della popolarità o delle vendite, abbia la capacità di verificare ciò che viene diffuso e discriminare tra chiacchiere in libertà e informazioni confermate dai fatti. Appunto: c'è bisogno di giornalisti.

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