Quattro papi in piazza per ricordare la santità per tutti

mercoledì 30 aprile 2014



(pubblicato su Metro il 29.4.2014)

"Quattro papi in piazza" è una bella immagine che campeggiava nella
maggior parte dei titoli dei giornali di ieri, ma che non descrive
abbastanza bene quello che è accaduto nello scorso fine settimana a Roma.

Due papi elevati agli onori degli altari e altri due all'altare per la
celebrazione. A descriverla così sembrerebbe una Chiesa dedita ad
esaltare i suoi vertici ma non è affatto questo quello che ha
caratterizzato la doppia canonizzazione di domenica.

I giovani, la notte bianca nelle chiese di Roma, le feste nelle piazze,
anche in quelle secondarie non solo a San Pietro. Le lunghe transumanze
di pellegrini di ogni provenienza e colore. Persino il web che ha
ribattezzato #2popesaints i due pontefici in via di canonizzazione. Ma
non solo: le conferenze stampa a base di lacrime e commozione di fronte
alle testimonianze degli amici e dei collaboratori dei due santi - cosa
piuttosto desueta in luoghi di lucida e obiettiva informazione. Tutto si
è trasformato in una festa popolare.

È come se da questi papi, capi della Chiesa ma campioni di umiltà, si
fosse profuso nella piazza, nella città e nel mondo, lo spirito di un
cristianesimo di popolo, fatto di essenzialità del Vangelo, di ritorno
all'abc della fede.

"Questi due sono bravi" aveva detto Papa Francesco per spiegare il perché
della doppia canonizzazione. È quello che si direbbe di un amico, di uno
che stimi perché ti sta vicino. È il modo che ha Francesco di parlare di
Dio e della fede: non di qualcosa di distante o irraggiungibile ma della
cosa più naturale e comune per l'uomo.

Il Concilio Varicano II (a cui i due santi sono legati a doppio filo) usò
l'espressione "chiamata universale alla santità". Ecco, domenica, questa
formula, tanto rigorosa quanto forse poco immediata, è diventata limpida:
di fronte ai santi (papi o no, non importa) è impossibile non sentire
risuonare le più profonde aspirazioni della propria vita.

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