I santi? I nostri migliori vicini

sabato 26 aprile 2014

“Questi due sono bravi” così Papa Francesco, con la sua consueta semplicità piena di significato, ha spiegato perché la Chiesa domenica proclamerà santi Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII.

 Bisogna ammetterlo: ogni tanto ci perdiamo. Siamo un po’ frastornati dai tanti ragionamenti e servizi mediatici sull’afflusso di pellegrini a Roma o dalle analisi storiche sul contributo di Papa Woytila alla caduta del comunismo o all’importanza del Concilio Vaticano II indetto da Roncalli. Così rischiamo di farci sfuggire il senso delle canonizzazioni che saranno seguite domenica, grazie ai mezzi di comunicazione, da 2 miliardi di persone.

 Questi due sono bravi. Sono parole che Papa Bergoglio ha pronunciato sull’aereo di ritorno da Rio l’estate scorsa. Ancora non ho trovato spiegazione migliore di una canonizzazione. Qui sotto il video:

 

 A volte ci lasciamo prendere da un’immagine un po’ caricaturale del santo: magari col saio, la tonsura e un atteggiamento devotamente pio. Il santo diventa così il “santino” tanto angelico quanto distante dalla realtà. Oppure liquidiamo la questione con sufficienza, col classico: “non sono mica un santo”, congedando la santità come qualcosa di elitario, per pochi eletti, non per noi che siamo quaggiù.

 E’ Papa Francesco invece a suggerirci come prendere i nuovi santi: non due nuovi “santini” da aggiungere alla collezione, ma due che, vivendo la fede fino in fondo, sono stati fino in fondo uomini. Questi due sono bravi. Per questo sono imitabili, per questo ci riguardano da vicino. La traccia indelebile di fede e speranza che hanno lasciato nella storia ha preso le mosse dalla loro vicenda umana.

Altro che distanti: i santi sono i nostri migliori vicini. "Questi due sono bravi", se lo dice Francesco c’è da fidarsi.

Nessun commento:

Posta un commento