Comunicare: ovvero fare spazio all'altro

venerdì 24 gennaio 2014

Fare spazio al punto di vista dell'altro.
Difficile trovare una migliore ricetta per la buona comunicazione. È questo a mio avviso lo spunto più interessate tra i molti presenti nel messaggio del Papa per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Chiunque si occupa di comunicazione è abituato a trattare il tema da prospettive sempre in qualche modo soggetto-centriche. Non mi riferisco solo ai classici della comunicazione che spiegano come avere impatto sul pubblico e che propongono strategie più o meno aggressive per avere massima visibilità nel diffondere il proprio messaggio.
Mi riferisco anche alle teorie di comunicazione più evolute che parlano di partecipazione, di relazione, di scambio vicendevole. Ritengo che il messaggio del Papa si spinga più avanti anche di queste prospettive che pure sono animate da un'idea di comunicazione relazionale e non mono-direzionale.
L’idea proposta dal Papa secondo cui l’incontro con l'altro deve essere il fondamento della comunicazione è, nella sua semplicità, dirompente. Corregge in un sol colpo tutte le tendenze che in un modo o nell’altro, seppure animate da intenti dialogici, in fin dei conti si concentrano sulle capacità del soggetto comunicante.
Nel messaggio del Papa il protagonista invece è in tutto e per tutto “l’altro” ed è proprio da questa nuova prospettiva che scaturiscono, quasi come conseguenza spontanea, tutta una serie di “cure” ai mali e ai limiti che possono affliggere la comunicazione oggi.
E' solo mettendo al centro l’altro, ci dice il Papa, che si può correggere l'eccessiva velocità e irriflessività di certe dinamiche comunicative: se voglio veramente incontrarlo, ascoltarlo, capirlo, ho bisogno di tempo, di lentezza, di silenzio per fargli spazio.
L'incontro con l’altro come priorità corregge anche la deriva dei “gruppi chiusi di interesse” che si stanno generando nei social e in tanti altri luoghi del web, come gli esperti di comunicazione ben sanno.
Ed è sempre “l’altro" alla base del concetto di “prossimità” sottolineato da Papa Francesco: per incontrarlo devo raggiungerlo, devo rendermi accessibile, avvicinarmi, perdendo le difese e le distanze che spesso vengono poste quando la comunicazione è sbilanciata sulla promozione di se stessi.
Ce n’è abbastanza non solo per riscrivere molti manuali di comunicazione ma anche per guarire dalla malattia dell'autoreferenzialità da cui tutti in un modo o nell'altro, proprio perché iperconnessi, siamo affetti.

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