Il web e la sfida dell'attendibilità

venerdì 15 novembre 2013

Ho trovato molto interessanti alcuni dati del Pew Reserch Center sintetizzati da Alessandro Cristofari su documentazione.info. Sembra che negli Stati Uniti chi usa internet per la ricerca di notizie tenda a considerare i "media organizzati" parziali e poco attendibili. Riporto qui sotto la tabella secondo me più significativa.


Nella stessa ricerca si afferma che per gli utenti con meno di 50 anni sostanzialmente il web è il mezzo principale per la fruizione di notizie (equiparando o superando la tv che è sempre stata storicamente la regina dei media). Qui sotto il grafico:





Oltre alla conseguenza logica di un futuro destinato ad essere sempre più web-oriented, mi pare che questi dati ci dicono una cosa più interessante: il problema della verificabilità delle informazioni sta diventando la sfida cruciale.

Daniele Chieffi qualche tempo fa si è posto il problema in un interessante articolo che consiglio di leggere, in cui poneva la questione delle notizie false che sul web hanno spesso un effetto "memoria": rimangono nella testa degli utenti anche quando poi si rivelano infondate. Tale situazione porta Chieffi a proporre due soluzioni: da una parte un appello alla responsabilità di chi scrive sul web, dall'altra un appello alle istituzioni e alle aziende a "proseguire sulla strada del fornire un'informazione trasparente, attenta e veritiera, unica arma in grado, sul lungo medio periodo, di contrastare anche gli effetti nefasti di una bufala". 

Credo che i dati del Pew Research confermino in qualche modo questa prospettiva. E' vero che "la pancia" del web si sta facendo sentire, è vero che gli effetti nefasti sono sempre i primi e i più evidenti, ma è vero anche che i lettori stanno diventando via via più attenti ed esigenti. I dati confermano che il web ha reso capaci di smascherare alcune dinamiche sensazionalistiche (e commerciali) dei media classici; sono convinto che tale capacità si svilupperà sempre di più anche nei confronti dello stesso web. 

Penso insomma che non sia da sottovalutare il fattore generazionale. Intendiamoci, è solo una mia impressione su cui varrebbe la pena fare un approfondimento suffragato da più dati, ma credo che quando la "maturità digitale" sarà piena, quando cioè tutta la popolazione di ogni età e in ogni ruolo userà il web abitualmente, lo scenario sarà diverso. Il popolo del web infatti è ancora formato solo da una parte della società, spesso la più giovane e anche la più instabile (lo dico in senso tecnico). 

Nello scenario futuro di un web più diffuso, c'è da aspettarsi che sarà ascoltato soprattutto chi nel tempo avrà mostrato di essere una fonte di informazioni attendibili e verificate. Il resto, se anche susciterà interesse, sarà preso da "utenti avvezzi" per quello che è: libero sfogo di pensieri al vento. E la differenza tra informarsi e chiacchierare (attraverso il web) sarà sempre più evidente.

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