Appunti su Papa Francesco

venerdì 29 marzo 2013

In questi giorni ho raccolto alcune idee su Papa Francesco che condivido qui. Sono solo appunti ma credo che possano essere utili. 

La rivoluzione che sta compiendo Papa Francesco è quella del Vangelo che da duemila anni capovolge la mentalità di ogni epoca 
Quando si parla di "Francesco il rivoluzionario" biosgna capire di che rivoluzione stiamo parlando. La rivoluzione è quella del Vangelo, cioè la distanza che è sempre presente tra gli insegnamenti di Gesù e la mentalità corrente. Questo era vero duemila anni fa come oggi. La Chiesa ha il compito di mantenere costantemente viva questa rivoluzione, che è la conversione a cui tutti siamo chiamati. Se dimentichiamo questa prospettiva riduciamo Papa Fancesco a una specie di "gesticolatore" innovativo, ci fermiamo al dito mentre lui sta indicando la Luna (Dio).

Ci sono i poveri di soldi ma ci sono anche i poveri d'amore e di felicità 
Papa Francesco ha nel cuore tutte le povertà. E' giusto dire che Papa Francesco è amico dei poveri ma non bisogna dimenticare chi sono i poveri. Non solo gli indigenti in senso economico (che vengono per primi), nel mondo ci sono povertà terribili anche in coloro che hanno i soldi: pensiamo alla solitudine, alle rotture familiari, alle infelicità che si creano in chi è lontano da Dio. Lui stesso ha fatto riferimento a questa povertà spirituale causata dalla "dittatura del relativismo" (citando in questo Benedetto XVI). Papa Francesco è vicino e vuole arrivare a tutti i poveri, senza trascurare nessuno.

Lo Spirito Santo ha battuto i media
Papa Francesco è stato scelto dai cardinali con quel criterio di fede e ricerca della santità che è l'unico vero parametro che guida la Chiesa. Non è strano che i pronostici giornalistici non abbiano potuto prevedere l'esito: in conclave non sono mai i criteri prettamente umani a guidare l'operato dei cardinali ma tutti, con fede, si rivolgono allo Spirito Santo per fare la scelta migliore per il bene della Chiesa. Ci aspettavamo un governatore, un giovane, un poliglotta con sguardo internazionale. I cardinali invece hanno semplicemente eletto il più "santo" tra loro, probabilmente pensando: "chi di noi è il miglior pastore?".

Confronti fra i due papi
I confronti sono fisiologici: ai giornalisti viene spontaneo descrivere qualcosa facendo riferimento a ciò che è più vicino. In questo caso Benedetto XVI. I due papi in effetti sono caratterialmente molto diversi. Non solo, Francesco sembra anche aver dato una sorta di nuovo stile alla Chiesa che dopo due settimane sembra già tutta un'altra cosa. Nel tempo e con calma ci accorgeremo sempre di più come, in realtà, in Papa Francesco ci sia molto Benedetto XVI. Ratzinger, come Papa ma ancor prima quando era cardinale, ha puntellato teologicamente ogni intuizione di Giovanni Paolo II facendone dottrina della Chiesa. Ora Papa Francesco, forte di quel patrimonio, può procedere senza esitazione a trarne frutto. C'è come un ponte iniziato da Giovanni Paolo II e continuato da Benedetto XVI che ora ha un pilastro in più: Papa Francesco che ne sta proseguendo la costruzione.

I problemi della Chiesa
C'è una certa pigrizia intellettuale nel pensare che tutti i problemi della Chiesa siano dentro le mura del Vaticano. La Chiesa è grande, è in tutto il mondo, si occupa di fede e di evangelizzazione. Al giorno d'oggi stanno accadendo cose epocali: dagli effetti della crisi economica e della secolarizzazione in Occidente, al boom economico e di conversioni a cui si assiste in certi paesi asiatici (vedi la Corea), fino ad arrivare alla sfida ecumenica dell'unità tra i cristiani e il rapporto con l'Islam. La curia e le questioni organizzative (che andranno senz'altro affrontate) sono la parte "minore". Se ci fermiamo a quelle, ci stiamo preoccupando della polvere sui monitor della cabina di regia mentre il programma sta andando in onda in mondovisione.

La Chiesa autoreferenziale si ammala 
Il male della Chiesa individuato dal Papa non è organizzativo o amministrativo ma è nello spirito: egli pensa che se la Chiesa rimane autoreferenziale si ammala. Non è solo una questione di gerarchia ma di tutti i fedeli: il Papa ha invitato ad uscire da se stessi, andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma quelle esistenziali. Ecco quindi il "programma di governo" di Francesco: ritornare all'essenza della missione evangelizzatrice della Chiesa. Una Chiesa mossa dallo zelo apostolico, presente, che non si chiude in se stessa ma va incontro agli uomini nel mondo, portando a tutti "un raggio dell'amore di Dio".

Pace, povertà, creato: la riconquista dei temi globali 
È stato interessante che sia con i giornalisti, sia con il corpo diplomatico, Papa Francesco abbia indicato questi come temi fondamentali del suo pontificato. Se ci pensiamo bene sono temi che per molto tempo sono rimasti appannaggio di correnti contemporanee più o meno ideologiche. Basti pensare al pacifismo, al movimento no global e all'ecologismo. Sembra che Francesco voglia proprio "andare a riprendersi" quei temi, riportandoli nella prospettiva del cristianesimo. In questo ricorda Giovanni Paolo II che nel suo viaggio in Francia spiazzò tutti dicendo: "liberté, fraternité, egalité". Il Papa non si stava piegando alla rivoluzione francese ma ne stava riconquistando quei valori che sono radicati nel cristianesimo. Ricorda anche Benedetto XVI e il suo continuo insistere sull'importanza della ragione aperta alla fede, per riconquistare quel principio che sembrava essere diventato appannaggio unico dell'illuminismo. Ecco credo che Papa Francesco voglia fare proprio questo con la pace (che non è solo assenza di conflitti politici), con la povertà (che oltre ad essere indigenza è spesso povertà dello spirito) e con il creato (che non è solo l'ambiente ma il luogo che dobbiamo custodire perché è dono di Dio), dando a questi temi risposte secondo una prospettiva cristiana e non solo politico-ideologica.

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