Un'intervista sull'Opus Dei a Formiche.net

domenica 30 dicembre 2012

Qualche giorno fa il bravo Fabrizio Anselmo di Formiche.net mi ha fatto un'intervsita a tutto campo sull'Opus Dei. Qui riporto alcune risposte, per l'intervista completa trovate il link in fondo al post.
A colloquio con Bruno Mastroianni, direttore dell’Ufficio Informazioni dell’Opus Dei in Italia, che ribatte a critiche, malignità e qualche verità…
Era il 28 novembre 1982 quando Giovanni Paolo II, con la costituzione apostolica “Ut sit”, decise di erigere l’Opus Dei in prelatura personale. Sono passati trent’anni da quella che, nella storia dell’Opera, viene indicata come una delle date più importanti.
È l’occasione per conoscere più da vicino questa organizzazione. Una setta segreta di persone influenti o un gruppo di fedeli che cercano di santificare la vita nel lavoro quotidiano? Formiche.net ne parla con Bruno Mastroianni, direttore dell’Ufficio Informazioni dell’Opus Dei in Italia.
Sono passati trent’anni dal novembre del 1982. Nel frattempo, l’Opus Dei è cresciuta, si è evoluta. Ma, soprattutto, si parla dell’Obra associandola a intrighi, misteri, soldi sporchi, inchieste. Un bel biglietto da visita…
Ho la sensazione che da Il Codice Da Vinci in poi questo filone del mistero si sia un po’ esaurito. L’uscita del film è stata un’occasione globale per far conoscere l’Opera per quello che è. In tutto il mondo i vari uffici stampa della prelatura si sono impegnati a reagire senza boicottaggi ma mettendo in campo iniziative e idee per “far toccare con mano” l’Opus Dei al pubblico.  Mi pare che ormai in molti abbiano capito che l’Opera non fa altro che diffondere un messaggio di fede. Anche perché nell’epoca del web è difficile sostenere ancora sospetti di segretezza: di fronte a 4 siti ufficiali, canali di YouTube, presenza su Facebook, Twitter ecc… Se uno si vuole informare ha l’imbarazzo della scelta.
Cosa era l’Opus Dei prima di diventare una prelatura personale? Come si è evoluto il suo messaggio? È ancora attuale?
Anche prima di essere eretta in prelatura personale l’Opera era quello che è oggi: un’istituzione della Chiesa dedita ad aiutare gente di tutti i tipi a coltivare la fede in mezzo alle occupazioni quotidiane. È come se l’Opera fosse una stazione di servizio per le anime: chi ne frequenta le attività impara a pregare, a coltivare il rapporto con Dio, a conoscere sempre meglio i contenuti della fede cattolica. Una vera e propria offerta di formazione spirituale per l’uomo contemporaneo alla ricerca di Dio.
Mentre venivo qui, nel suo ufficio, ho incontrato alcune persone alle quali ho chiesto: “Cos’è l’Opus Dei?”, “Chi sono i fedeli dell’Opus Dei?”. Le risposte più gettonate sono state: “Una setta segreta fatta da persone potenti”, “un gruppo di persone che usa il cilicio”, “un’associazione che fa il lavaggio del cervello ai propri membri”. Vuole rispondere?
Mi chiedo che strada abbia fatto… A parte gli scherzi, i fedeli dell’Opus Dei sono persone talmente comuni e variegate che è impossibile ricondurle a un unico modello. Ci sono tassisti che frequentano l’Opera così come avvocati, casalinghe, studenti, commercianti (potrei andare avanti all’infinito). Cosa trovano frequentando l’Opera? Una strada per coltivare la fede. Il presupposto è la libertà: i “cervelli lavati” sarebbero inservibili perché il messaggio cristiano richiede un’adesione libera e consapevole. Ha presente i santi? Se fossero stati dei manipolati non avrebbero realizzato tante cose grandi, pensi a Madre Teresa… Quanto alla setta o al gruppo l’Opus Dei è l’esatto contrario: è un’istituzione dedita a far uscire le persone dal proprio piccolo mondo chiuso e un po’ egoista per aprirsi agli altri e a Dio (che poi è il messaggio del Vangelo). Il cilicio poi, a parte il folklore, non è un’invenzione dell’Opus Dei ma fa parte della tradizione cristiana, lo usava Paolo VI, don Orione, san Tommaso Moro (un laico)… Non tutti nell’Opera lo usano e chi lo fa lo vive come un fioretto: un sacrificio fatto per amore di Dio che non fa male al corpo ma fa tanto bene allo spirito.
Nomi e professioni importanti vengono associati all’Opus Dei. Capi di governo, vertici delle principali istituzioni finanziarie nazionali, magistrati, diplomatici, giornalisti, lobbisti. Non ho mai sentito parlare di operai, elettricisti, idraulici e, più in generale, dell’uomo di “tutti i giorni”. Fate selezione all’ingresso?
Non ne ha mai sentito parlare perché gli operai, gli elettricisti e gli uomini “di tutti i giorni” non fanno notizia, eppure ci sono nell’Opus Dei e ne costituiscono la maggioranza. Poi guardi, la maggior parte delle volte che qualche “pezzo grosso” viene segnalato come dell’Opus Dei è sbagliato. Anche perché in Italia a leggere certa stampa pare quasi che siano tutti dell’Opera…
Come si entra nell’Opus Dei? Si dice esista un vero e proprio processo di cooptazione.
Sa perché sono diventato dell’Opus Dei? Perché un amico mi ha fatto desiderare di vivere fino in fondo la fede. E questo accade per molte persone che si avvicinano all’Opera. Quando uno trova una cosa bella e importante ne parla con gli amici, è la cosa più naturale che c’è. Come ha fatto Gesù nel Vangelo che ha detto: “Vi ho chiamato amici”. San Josemaría, fondatore dell’Opus Dei, parlava di apostolato, di amicizia e confidenza. Saper essere amici veri è un tutt’uno con il parlare di Dio agli altri. La cooptazione la lasciamo ai romanzi di Dan Brown…





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