Il fango e la pioggia (ovvero il Papa su Twitter)

sabato 22 dicembre 2012

Qualche giorno fa Daniele Chieffi, esperto di media relations sul web, ha postato sul suo blog una riflessione sull'account Twitter del Papa che trovo veramente interessante.

Chieffi fa notare che l'apertura dell'account di Benedetto XVI sul social network sta avendo un effetto molto positivo proprio per il flusso di "risposte"da parte della gente che l'operazione ha generato. E non importa se diverse di queste risposte spaziano, come dice Chieffi, "dalla simpatica ironia all'insulto sino alla più aperta blasfemia" perché è la presenza stessa del flusso - cioè aver aperto la possibilità di dire qualcosa al Papa - a rendere il tutto un'operazione di comunicazione efficace.

Come nota bene Chieffi è "la pancia del web". Gli utenti emotivamente più reattivi sono di solito quelli che sul web si fanno vivi per primi. Succede a qualsiasi spazio web venga aperto da personaggi pubblici o istituzioni. Di fatto, aggiungo io, è un passaggio obbligato per accettare di comunicare al giorno d'oggi: per arrivare a tutti bisogna essere disposti anche ad esporsi alle sciocchezze di alcuni. Questa è la profonda differenza del web con qualsiasi altro medium che richiede sempre la mediazione  di una redazione o di un editore.

Senz'altro ne verranno frutti interessanti. Come ha detto bene Chiara Giaccardi su Twitter, citando un detto africano: "se vuoi la pioggia (che lì è benedizione) devi essere disposto ad accettare il fango". Personalmente penso che vedremo i risultati nel tempo. Molti dei "reattivi" semplicemente si stuferanno mentre gli altri utenti, normalmente più riflessivi e meno propensi a dire la loro immediatamente, a mano a mano, si faranno avanti. Di fatto già a 10 giorni dall'apertura dell'account, per lo meno in Italia, si iniziano a vedere risposte interessanti.

Al di là di tutto, come dice bene Chieffi, il flusso di tweet di risposta è uno strumento interessantissimo per avere un feedback immediato sui pregiudizi e sui temi polemici che animano di più gli utenti. Ci si può lavorare sopra.

Direi insomma che Chieffi ha ragione, questa dell'account del Papa è una "lezione di teoria e tecnica della comunicazione online" valida per tutti: oggi e nel futuro, sempre di più, comunicare vorrà dire anzitutto esporsi e avvicinarsi al pubblico ancora prima di iniziare a parlare. E' una sorta di rivoluzione copernicana: eravamo abituati a rivolgerci al pubblico dall'altro di mezzi di comunicazione di ampia diffusione e autorevoli, oggi dobbiamo scendere tra la folla.

Senz'altro Benedetto XVI saprà farlo egregiamente. Non solo perché ha molte cose interessanti da dire ma perché ha il modo di fare tipico di chi ha insegnato per anni a contatto con giovani studenti. Chiunque legga i suoi testi si trova di fronte a un uomo che non solo "dice qualcosa" ma che parla col desiderio di coinvolgere l'intelligenza e il cuore dell'interlocutore. Provare per credere. E' di fatto ciò che tutti facciamo quando clicchiamo "mi piace" o condividiamo contenuti sui social network: non stiamo solo diffondendo informazioni ma stiamo dicendo attorno a noi: "qui c'è qualcosa che per me (e per te) è importante".

@brunomastro

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