La non-notizia sul Prelato dell'Opus Dei che ha rivelato l'importanza dei giornalisti nel web 2.0

martedì 29 maggio 2012

Nei giorni scorsi mi sono trovato di fronte a un caso interessante di comunicazione. E' successo che su Facebook e su alcuni blog ha iniziato a rimbalzare una notizia (datata di 15 anni e sostanzialmente falsa) secondo cui il Prelato dell'Opus Dei avrebbe fatto delle affermazioni shock sugli handicappati.

 Il fatto risale al 1997. Dopo un incontro tra Mons. Echevarría e alcune famiglie di Catania, alcuni giornali locali riportarono la notizia che il Prelato aveva affermato qualcosa del genere: "il 90% degli handicappati sono figli di genitori non arrivati casti al matrimonio". All'epoca si scatenò un putiferio mediatico. Il tutto si concluse qualche giorno dopo con un'ampia intervista del Prelato ad Avvenire (link all'intervista) in cui fu chiarito che la frase incriminata era frutto di una mistificazione: "Smentisco che quella frase corrisponda al mio pensiero di uomo, di cristiano e di sacerdote, l'affermazione che il novanta per cento degli handicappati sono figli di genitori che non sono arrivati puri al matrimonio è priva di senso, un'assurdità".

Torniamo ai giorni nostri: in poco tempo la non-notizia si è diffusa sul web ed è arrivata a lambire anche alcune testate giornalistiche online. E' interessante considerare che la questione era già stata chiusa 15 anni fa e la smentita era disponibile addirittura su Wikipedia. Insomma la classica "verifica giornalistica" era alla portata di tutti e non richiedeva particolari capacità invesitgative (se si cerca "Echevarría" su Google la pagina di Wikipedia in cui si spiega il fatto è al primo posto). Sarà anche per questo che la stragrande maggioranza dei siti informativi e dei blog di livello ha ignorato la polemica. Comunque la notizia è comparsa qua e là.

L'Ufficio Informazioni dell'Opus Dei ha inviato una smentita (link alla smentita) a tutte le fonti web che riportavano la "non-notizia".

Ci sono stati tre tipi di reazione da parte delle fonti, una volta ricevuta la rettifica:

A. Chi ha eliminato la "non-notizia" dalle sue pagine e ha provveduto a dare immediata pubblicazione alla rettifica

B. Chi ha pubblicato la rettifica e, nonostante questo, ha continuato a tenere il punto sui toni polemici

C. Chi ancora adesso continua ad ignorare la qualità di "non-notizia" della questione (non considerando affatto la smentita)

In fin dei conti la valutazione dell'effetto della rettifica ha fornito una specie di indice di affidabilità delle fonti web che sarebbe stato difficilissimo mettere insieme in altri modi. E' stato possibile delineare con certezza quali siti e blog prendono sul serio il concetto di informazione e sono pronti a reagire di fronte a una rettifica (categoria A); altri che tutto sommato sono pronti a rettificare ma il cui intento è principalmente tematico: se iniziano una polemica la interrompono difficilmente anche di fronte all'evidenza contraria (categoria B); altri ancora che non hanno avuto molto interesse a controllare la veridicità delle cose che postano, anche dopo una rettifica (categoria C).

Il risultato è molto interessante: tutte le testate giornalistiche online incappate nella non-notizia (e sottolineo tutte), sono rientrate nella "categoria A", cioè hanno reagito prontamente alla smentita. Pur nella gaffe generale è un segnale confortante: laddove c'è una redazione e dove ci sono giornalisti c'è prontezza a rettificare e corregere il tiro se le notizie pubblicate si rivelano infondate. E' segno che, nonostante qualche inciampo, lo sforzo per produrre un'informazione seria e veritiera è ancora l'anima profonda di questa professione.

Credo che rappresenti una specie di sfida per ogni blogger: di fronte alle potenzialità della libera divulgazione sapremo profondere lo stesso sforzo per mantenere sempre al primo posto l'attendibilità informativa? Ne va dell'affidabilità del web 2.0.



 N.B. Ho scritto questo post dal punto di vista di chi, oltre ad occuparsene professionalmente si interessa della riflessione sulle dinamiche della comunicazione. Non ho inserito volutamente link a nessun blog o sito che esemplificasse le tre categorie per sgombrare il campo da qualsiasi polemica. Chiunque può, attraverso una rapida ricerca su Google, verificare a quali categorie appartengono i vari blog, siti e gruppi su facebook che si sono occupati della questione.

1 commento:

  1. Molto interessante, dal punto di vista professionale: delinea una strada di "verifica" dell'affidabilità on line che forse si potrebbe anche visualizzare con qualche opportuno plug-in (come i contatori vari che proliferano, o i riscontri di soddisfazione degli acquirenti su e-bay...)

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