Il precariato del cuore

lunedì 20 febbraio 2012


La ricetta d’uscita dalla crisi? E’ spirituale

Domenica, 19 febbraio 2012 - 15:17:00
di Antonino D'Anna, www.affaritaliani.it
Il mondo in crisi non si può salvare se il lavoro resta solo un mezzo di profitto, ma solo se diventa un mezzo sociale, per aiutare gli altri e se stessi, cominciando dai giovani. Parola del portavoce dell’Opus Dei Bruno
Mastroianni, che parla con Affari della crisi economica in atto. E spiega, parlando di precariato: “Ce n’è uno
persino più insidioso per l'uomo ed è quello del cuore. Il mondo ha bisogno di gente che sappia prendersi
sulle spalle le sorti degli altri, c'è bisogno di amici veri, di mariti e mogli fedeli, di giovani pieni di voglia di
costruire il futuro”. Perché, conclude: “La crisi non riguarda solo aspetti economici, riguarda la vita reale
delle persone: investe il senso della vita, del lavoro, della società, della stessa economi

La crisi economica chiama in causa il mondo cattolico. Che cosa vuol dire lavoro per l'Opera e che ruolo sociale deve avere? 

“Il messaggio cristiano ribalta la visione piatta del lavoro inteso come semplice mezzo di sostentamento o strumento per arricchirsi. Il lavoro è molto di più. San Josemaría, fondatore dell'Opus Dei, faceva notare che Dio ha creato l'uomo e lo ha posto nel mondo per proseguire la sua azione creatrice. Altro che routine, obbligo o fatica; lavorare vuol dire coltivare un rapporto autentico con Dio. Come? Comportandosi come Lui: facendo le cose per bene, con competenza e allo stesso tempo con il desiderio di rendersi utili, di servire gli altri. C'è in questo una vera e propria rivoluzione: ognuno nel suo piccolo e con il suo contributo (ogni lavoro ha eguale dignità da questo punto di vista) può rendere il mondo un po' migliore, migliorando anzitutto se stesso”.

Che direbbe San Josemaria del precariato?
“Il fondatore, da vero sacerdote, sapeva bene che di ogni ambito della società si devono occupare gli esperti di quel settore. E sul precariato nel mondo del lavoro è bene che si esprima chi ha voce in capitolo. Allo stesso tempo occorre non dimenticare che oggi c'è un precariato persino più insidioso per l'uomo ed è quello del cuore. Quante persone soffrono l'abbandono, l'indifferenza, l'infedeltà? Il mondo ha bisogno di gente che sappia prendersi sulle spalle le sorti degli altri, c'è bisogno di amici veri, di mariti e mogli fedeli, di giovani pieni di voglia di costruire il futuro. Il mondo ha bisogno di persone che sappiano voler bene. E' su questo che si potrà costruire la stabilità che dura davvero”.

Siamo abituati a leggere il messaggio cristiano come un invito al pauperismo. Eppure l'Opera parla del lavoro come mezzo per glorificare Dio. Come si conciliano queste due visioni?

“Il mesaggio cristiano spinge l'uomo a liberarsi di tutto ciò che è di ostacolo a stare con Dio. Quando ci attacchiamo alle cose materiali, ai soldi, alle comodità, è come se si offuscasse la capacità di scorgere Dio. E non è una questione di reddito: si può essere poverissimi ed essere attaccatissimi alle proprie povere cose. Accade anche sul lavoro: se lavoriamo solo per essere ricchi, per acquisire potere, prestigio, per fare carriera, assomigliamo a quell'uomo di cui si racconta nel Vangelo che accumula nei granai per raggiungere un'agognata pace, e proprio il giorno in cui finisce si rende conto che deve morire. Tante frustrazioni che viviamo oggi dipendono da questa "pace fittizia" da animale soddisfatto, che poi non si raggiunge mai: il cuore dell'uomo sa di essere destinato a qualcosa di più e non può avere riposo finché non trova Dio”.

Che contributo può dare l'Opera e i suoi membri a farci uscire dalla crisi di questi anni, che non e' soltanto economica? “’Queste crisi mondiali sono crisi di santi’, diceva san Josemaría. Siamo spesso portati a pensare che ci vogliono soluzioni, ricette, riforme, razionalizzazioni… è tutto vero ed opportuno ma bisogna occuparsi anzitutto della riforma che può veramente cambiare le cose: quella del cuore dell'uomo. La crisi non riguarda solo aspetti economici, riguarda la vita reale delle persone: investe il senso della vita, del lavoro, della società, della stessa economia. L'Opus Dei così come tutta la Chiesa ha lo scopo di far scoprire Dio all'uomo. Questa, che all'apparenza sembrerebbe l'azione meno urgente, è di fatto la priorità: se l'uomo rimane "a testa bassa" e si concentra solo sulla dimensione prettamente umana dei problemi non riesce ad avere la visione di insieme. Come se si muovesse su un piano a due dimensioni mancando della profondità e dell'altezza. C'è bisogno di spiccare il volo, c'è bisogno di riscoprire Dio”.

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