La "canzone" di Karol

martedì 3 maggio 2011

di Bruno Mastroianni, Formiche maggio 2011

Quando sei anni fa morì Karol Wojtyla l´argomento principale di discussione (dentro e fuori la Chiesa) era quello della successione: chi avrebbe avuto la capacità di raccogliere un´eredità così grande? Il resto della storia lo conosciamo: l´elezione di Joseph Ratzinger, l´esultanza di coloro che lo conoscevano bene, il pregiudizio di altri.
La beatificazione di Giovanni Paolo II del 1° maggio ci dà l´occasione di tornare su questo argomento.
Qualche tempo fa Joaquín Navarro-Valls, in un incontro alla Pontificia Università della Santa Croce, ha parlato dell´ermeneutica della comunicazione di Giovanni Paolo II. Contrariamente a quanto molti pensano, l´ex portavoce del papa ha spiegato che l´idea di un papa Wojtyla "campione mediatico" è fuorviante. Egli - sostiene Navarro - non bucava gli schermi perché ci sapeva fare ma perché era il miglior testimone di ciò che diceva. "They love the singer not the song" scrisse un giornalista all´indomani del viaggio in Messico; Navarro sostiene che fosse il contrario: papa Wojtyla era amato perché era un tutt´uno con il messaggio che portava. Tutti lo capivano (anche i detrattori) perché parlava di ciò che credeva e viveva, con un coinvolgimento esistenziale totale. Il "cantante" era importante proprio perché totalmente identificato con la "canzone".
Ora, se si vuole affrontare il tema della sua eredità spirituale è da qui che si deve partire. Come accade spesso con i grandi personaggi anche con papa Wojtyla ciascuno tende a prendere un pezzo della sua personalità e ad assolutizzarlo. Non è strano perciò sentire discorsi su Giovanni Paolo II "il grande innovatore", "il papa mediatico", "quello simpatico" e via dicendo. Tutte cose vere ma, con buona pace dei commentatori postumi, occorre ricordare che papa Wojtyla fu soprattutto un uomo vero che parlava di fede vera, senza esitazioni e senza imbellettature piacione. Per questo bucava gli schermi.
Se si vuol parlare seriamente di eredità, c´è allora da capire bene su quale terreno si debba raccogliere quanto seminato.
La beatificazione di Wojtyla non è l´esaltazione di un papa di successo. Ci parla piuttosto di un uomo capace di porre la priorità della "questione di Dio" di fronte al mondo contemporaneo. Intanto Benedetto XVI ricapitolando l´abc della fede, ricominciando da Gesù e facendo leva sulle capacità razionali dell´uomo sta ridando tono e fiato all'intelligenza della fede della Chiesa; puntando a formare una generazione di veri cristiani, uomini veri. È qualcosa che andrà ben oltre la schiera di schermi bucati che qualcuno ancora confonde con l'eredità del suo predecessore.

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