Una miopia diffusa

mercoledì 2 marzo 2011

di Bruno Mastroianni, Formiche, marzo 2011

Dateci un po´ di futuro per favore... è questa la richiesta che nel nostro Paese si sta innalzando verso i leader della cosa pubblica. Siamo pieni di attualità, di aggiornamenti su ogni più piccolo accadimento, siamo anche saturi del passato che torna con le sue conseguenze sul presente.
A mancarci invece è il futuro. Non il domani o il momento successivo, ma il futuro inteso nel senso più alto del termine (e di più lungo respiro). Come ha detto bene Andrea Riccardi sul Corriere della sera all´inizio del mese scorso: l´Italia è ferma «all´enfasi apocalittica dell´ultima notizia politica», manca «una visione».
Il sintomo lampante di questa mancanza è proprio la deriva che sta trapelando dal confronto in cui siamo impantanati da mesi.
La tendenza a soffermarsi sempre sulla questione più attuale, denota una miopia diffusa. Tutto sembra ridursi alla resa dei conti tra una mentalità per cui tutto è permesso e un moralismo pronto ora a condannare ora ad applaudire a seconda dei propri interessi. Due facce della stessa medaglia.
È qualcosa che non riguarda solo l´Italia ma investe l´intera società occidentale. È ciò di cui Benedetto XVI ha parlato a fine anno nel suo discorso alla Curia stigmatizzando quella mentalità, dovuta all´assenza di una visione condivisa, secondo cui «non esisterebbero né il male in sé, né il bene in sé. Esisterebbe soltanto un "meglio di" e un "peggio di"».
Una mentalità strumentale, dedita al calcolo e alla valutazione del contingente, ormai tanto diffusa da aver relegato le questioni più importanti (cosa è bene e cosa è male, il senso della vita, del lavoro, della società) nello scaffale delle faccende non urgenti.
Lo vediamo tutti i giorni dalle nostre parti. Ci si ferma a discutere di Seconda repubblica, di numeri e di leader. Ma di Repubblica ce ne potrà essere anche una terza o una quarta e i politici cambieranno; quello che rimarrà sempre lì, in sottofondo, a decidere per noi al di là della concreta situazione, sarà sempre e solo il senso che diamo alle cose.
Ciò che sta accadendo a livello internazionale e persino la crisi economica dovrebbero insegnarci qualcosa: non è solo questione di numeri o equilibri, ma di visioni della vita e del mondo.
«Credo che al mondo ci sia un posto per l´Italia» concludeva Riccardi. Ed ha ragione. Il nostro Paese è pieno di persone che quotidianamente, con il loro lavoro, le loro famiglie e il loro contributo sociale, stanno mettendo al primo posto ciò che la mentalità dominante tende a lasciare in fondo. È ora che questi esperti di futuro si facciano avanti. Hanno tutte le carte in regola per guidare il Paese.

9 commenti:

  1. Futuro significa speranza. E la speranza è un bene primario non un lusso per pochi...come succede in questo paese.

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  2. Eh si, siamo malati di presente. Sempre presente, solo "ora". Il domani non c'è e il passato al massimo è una foto. Ma cosa ci sta portando ad essere così? mi viene in mente una piattaforma web 2.0 in cui milioni di persone decine di volte al giorno vengono sollecitate a scrivere "che stai facendo ora?", "a che pensi ora?". Ricordiamoci che "il mezzo è il messaggio": Tweet et nunc!

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  3. sono d'accrodo, il mezzo è il messaggio. O forse il contrario. Il mezzo è ormai talmente prestante e pervasivo (siamo pieni di possibilità di comunicare) che rimette in primo piano il messaggio: cosa comunichiamo? è la riscossa dei contenuti: vincerà chi ha veramente qualcosa da dire. Per farlo occorre anzitutto tornare a porsi le domande fondamentali: chi siamo, dove andiamo, qual'è il senso della nostra vita nel mondo?

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  4. "La tendenza a soffermarsi sempre sulla questione più attuale, denota una miopia diffusa".
    A questo proposito molti anni fa un amico mi ha dato un cosiglio "estremo" ma prezioso se applicato con una certa elasticità: non leggere i quotidiani, è una perdita di tempo, leggi invece libri.
    In verità adesso i quotidiani offrono spazi per considerazioni che vanno al di là della cronaca, come quelle (citate) di Andrea Riccardi. Ma il principio resta valido.
    E poi ci sono questi blog... per fortuna!

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  5. concordo ma provo a rilanciarti la palla. Forse quegli esperti di futuro di cui parli non sono proprio quelli che finalmente si sono decisi ad avere a che fare con con ciò che intrinsecamente è incerto?
    In un mondo da tempo abituato ad ottenere certezze su ogni ambito, secondo me gli esperti del futuro sono quelli che, con la dovuta paura, quotidianamente lo guardano in faccia.
    The S.

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  6. A glossa di quanto detto qua, che condivido, segnalarei questo articolo di un giovane italiano emigrato, Manuel de Teffe, che ha riscosso una grande attenzione nella blogosfera...e poi sui media, perché ora i media arrivano sempre tardi, e non diciamo i politici: ora gli scrivono "gli uni e gli altri", cioè delle due sponde, per "solidarizzarsi" con il "talento sprecato":
    manueldeteffe.wordpress.com/
    NGG

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  7. Le domande ultime non rientrano nell'agenda politica, nè nel novero delle questioni di cui ci si occupa "in comune", da almeno 150 anni: grazie a Dio! Quanto allo scontro tra lassisti e moralisti, credo si tratti soltanto di una polemica strumentale: prova ad informarti sui gusti sessuali di un insospettabile come Rumor, o sulla condizione familiare di un eroe nazionale francese come Mitterand. Lungi dall'attendere svolte di portata escatologica dalla politica, io mi accontenterei della messa a regime del federalismo fiscale, dell'abbassamento delle tasse, di una decente riforma costituzionale (Camera delle Regioni e riforma della giustizia innanzitutto) e di un piccolo aggiustamento delle legge elettorale (e basta con questa retorica sulla scelta del candidato da parte dell'elettore: prima ci lamentavamo del clientelismo importato da quel meccanismo di elezione). Per tutto il resto ci sono le chiese, le moschee e le sinagoghe, soprattutto c'è il proprio cervello: a chi non vuole usarlo non gioverà alcuna conversione da parte dei "leader della cosa pubblica", i quali, poveri cristiani, non possono garantire il futuro a nessuno.

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  8. Grazie... il mio discorso però non riguardava l'agenda politica. Puntava su altro. Quello che di solito viene pubblicato sui giornali, se riesce a emergere, nelle ultime pagine (dopo molte di politica, cronaca ed economia).

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