Adesso puntiamo i riflettori sul Paese reale

giovedì 17 marzo 2011

di Bruno Mastroianni, Cronache Sindacali, marzo 2011

Il peccato mortale della comunicazione è quando tra immagine e identità non c’è corrispondenza. È quello che sta accadendo all’Italia. Al netto di tutte le considerazioni politiche che si potrebbero fare a proposito della situazione che stiamo vivendo, bisogna sottolineare un fatto: c’è una distanza ormai abissale tra l’Italia di cui si parla sui media e la realtà più reale del nostro Paese.

Questa retorica drogata, in cui gli scontri e le recriminazioni monopolizzano gli spazi mediatici, fa sembrare il Paese un agglomerato dilaniato da scontri. Berlusconiani contro antiberlusconiani, moralisti contro libertini, difensori delle donne e sfruttatori, magistrati contro politici, ecc. A sfogliare i giornali è questo il Paese che ne emerge.

Mentre l'Italia è tutt'altro. Intanto per la qualità della vita: non solo per le bellezze della natura, così generosa con il nostro territorio, e neanche solo per i capolavori artistico-architettonici (di cui nessun altro posto al mondo è così dotato) ma soprattutto per i suoi cittadini. Non è facile trovare la stessa ricchezza umana, l'inventiva, lo spirito di tolleranza, di accoglienza e di adattamento che caratterizza la nostra gente. Chi viene in Italia non fa che decantare le lodi di questa sinfonia di tesori.

E poi c'è libertà (di pensiero, di associazione, di seguire le proprie aspirazioni) molto più che in tanti altri paesi – basta dare uno sguardo a ciò che accade nel resto del mondo. Certo ci sono anche i problemi. Ma non sono certo quelli della retorica dell’invettiva (ormai diventata quasi uno stile). A far difetto non è tanto l'Italia - che i numeri e gli elementi di valore li ha e sono ben concreti - quanto l’immagine che ne sta venedo fuori.

Allora, come consigliano gli esperti di comunicazione, per uscire dall’impasse di una reputazione che non corrisponde al proprio valore, c’è solo una strada: ripartire dalla divulgazione delle proprie capacità positive. Distogliamo i riflettori dallo show dell’indignazione e torniamo a puntarli sul Paese reale. Scopriremmo che la cura per i mali nostrani è sempre stata lì sotto i nostri occhi, coperta da una coltre di distrazioni.

1 commento:

  1. L'Italia non e' certo il paese della meraviglie, non e' certo il bengodi per tenore di vita, non e' certo il " bel paese" che i turisti credono di visitare, ma non e' nemmeno il paese disastrato che tanti, troppi, italiani si sforzano di descrivere con una pervicacia degna di una migliore causa. Non riesco a capire questa voglia di parlarci male da soli, di denigrare tutto e tutti, di, come diceva il grande, come corridore, Bartali:" l'e' tutto da rifare". Ho due figli che lavorano negli Usa e mi dicono che "normalmente" l'italiano medio e' apprezzato, stimato e benvoluto. Io stesso, quando vado cola', un anno si e un anno no, sono fatto oggetto di premure e carinerie, chi mi racconta della sua vita da militare a Vicenza, Aviano ecc, ecc, chi mi racconta della sua visita a Roma, dello splendido clima, del mangiare incredibilmente buono che ha trovato, e cosi' via via cianciando. Allora io mi domando:" perche'?". Perche' ci facciamo male da soli? Perche' non mettiamo in conto anche il bene, e non solo il male, quando ci diamo giudizi contro? Effettivamente non lo so' e non riesco a capirne il motivo, se c'e' qualcuno che abbia un idea in proposito posti per me un commento. Alvaro.

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