Spiegare la fede senza gridare

mercoledì 16 febbraio 2011

di Bruno Mastroianni, Tempi, 10.2.2011

È sorprendente costatare più e più volte quanto, coloro che parlano del Papa, spesso ne ignorano gli insegnamenti, semplicemente perché non lo ascoltano. Il problema non è da poco: la caratteristica di Benedetto XVI è proprio quella di saper porgere i contenuti della fede in maniera chiara e intelligente, in modo che anche i meno attrezzati riescano a capire cosa c’è in ballo quando si parla di credere.

Di fatto è uno stile in controtendenza: per la mentalità dominante farsi sentire corrisponde ormai a spararla più forte degli altri (basta vedere un qualsiasi talk show). Nello stile-Ratzinger invece la ricchezza e la bontà dei contenuti è tutta rivolta all’intelligenza, al raziocinio e alle capacità nobili di chi gli sta di fronte. È una specie di rivoluzione silenziosa che disinnesca lo schema della massa informe di spettatori (da stupire o impressionare) e fa di ognuno un interlocutore rispettabile.

È per questo che nella prefazione al catechismo per i giovani ha lanciato alle nuove generazioni l’appello a «conoscere quello che credete; conoscere la vostra fede come un musicista conosce il suo pezzo» ad essere «più profondamente radicati nella fede della generazione dei vostri genitori, per poter resistere con forza e decisione alle sfide e alle tentazioni di questo tempo».

Di indignazioni, recriminazioni e brillanti invettive ne abbiamo gli schermi e le pagine piene. Potranno anche strappare un applauso e qualche scampolo di consenso ma, se il mondo lo si vuole cambiare sul serio, meglio acoltare qualcuno che qualcosa da dire ce l’ha davvero.

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