La verità e il bene senza precauzioni

venerdì 3 dicembre 2010

di Bruno Mastroianni, Tempi, 2.12.10

È stato uno spettacolo vedere la rassegna di anticipazioni, chiacchiere, persino mistificazioni delle parole del Pontefice nel libro intervista di Peter Seewald “Luce del mondo”.

Sì perché se qualcuno - anche questa volta – si fosse preoccupato, c’è subito da rasserenarsi: tutto è andato secondo i piani. Ormai dovremmo essere profondamente consapevoli di qual’è lo stile di Benedetto XVI: parlare della verità in modo semplice, così com’è, con la sicurezza che dalla verità non ci si può che attendere cose buone.

È vero si è partiti con un fuorviante focus sul preservativo, con idee curiose sulle dimissioni e con polemiche sul tema dell’omosessualità, ma alla fine tutto questo bailamme ha avuto l’effetto di aumentare il desiderio di sfogliare il libro. Non è solo curiosità (quella è stata abbondantemente saziata dai media) è l’attrazione irresistibile che produce chi, in giorni così vaporosi, è ancora capace di parlare delle cose che veramente contano.

Ed ecco il punto: non appena ci si cimenta nella lettura si entra in un mondo fatto di intelligenza, di garbo, di pace, di rispetto per le persone e amore per il bene. Un mondo in cui «il semplice è il vero, ed il vero è semplice» come si legge nel testo.

È la via che Ratzinger traccia per uscire dalle pieghe ingarbugliate del politically correct in cui tutto sbiadisce. È la strada cristiana per contrastare il male: un invito, senza precauzioni, ad assporare il gusto irresistibile di ciò che è buono e vero.

2 commenti:

  1. Caro Bruno,
    sulla bontà e sulla semplicità siamo d'accordo, ma il concetto stesso di verità contiene in sé un che di violento e autoimpositivo che non può essere accettato al giorno d'oggi, soprattutto dopo la lezione kantiana. Forse sarebbe meglio dire che la verità è semplice probabilità suggerita dal buon senso, e che la si propone per affetto, per interesse disinteressato verso la gente: sarebbe un gran passo avanti... o no?

    Tuo anonimo

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  2. l'importante è che la lezione kantiana non diventi più impositiva della stessa verità... altrimenti è un vero guaio (autoimposto)...

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