Il segno della grandezza è il saper farsi piccoli

lunedì 27 dicembre 2010

di Bruno Mastroianni, Tempi, 23.12.10

Vien voglia di tornare ancora sul recente libro intervista del Papa Luce del mondo. C’è infatti in esso un aspetto che non va tralasciato. Al di là dei contenuti, delle parole del Pontefice – sempre interessanti e mai scontate – al di là della mancanza di riserve (il Santo Padre non si è sottratto a nessun quesito né ha voluto rimaneggiare il testo), c’è un ulteriore elemento da considerare: la profonda mitezza che traspare tra le pagine, restituendoci un Papa privo di qualsiasi benché minima ombra di rivalsa o compiacimento per le proprie parole (seppure ogni volta sagaci e piene di ragione).

Non è solo carattere. Quella mitezza e pace che traspaiono tra le righe dell’intervista, sono le stesse che si ritrovano nei suoi discorsi, nelle encicliche, negli incontri pubblici e in tutta la sua sconfinata produzione (pre e post pontificato). Segno di un vero e proprio stile di comportamento, diremmo – usando un termine ormai giornalisticamente desueto – virtù. Essa ha una fonte profonda. Nella sua prima omelia di Natale da Pontefice, Benedetto XVI fece notare come «Dio è così grande che può farsi piccolo. Dio è così potente che può farsi inerme. Dio è così buono da rinunciare al suo splendore divino e discendere nella stalla, affinché noi possiamo trovarlo... Egli è così».

Il fatto che non si odano i clamori della Chiesa che molti vorrebbero (umanamente) trionfante, non è un segnale di crisi, è piuttosto la conferma che è il momento più propizio per mettersi all’ascolto delle cose più vere.

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