Non per nostro sforzo ma per la mossa di Dio

giovedì 25 novembre 2010

di Bruno Mastroianni, Tempi, 25.11.2010

«Non possiamo tenere per noi le parole di vita eterna che ci sono date nell’incontro con Gesù Cristo: esse sono per tutti, per ogni uomo. Ogni persona del nostro tempo, lo sappia oppure no, ha bisogno di questo annuncio».

Uno degli aspetti più interessanti della Verbum Domini, l’esortazione post-sinodale a firma di Benedetto XVI, è il suo insistere sulla necessità di un capovolgimento di prospettiva. Secondo Ratzinger occorre rimettere Dio al centro dell’attenzione.

Ciò che affligge il mondo d’oggi è l’idea «diffusa soprattutto in Occidente» che «Dio sia estraneo alla vita e ai problemi dell’uomo». La via maestra proposta da Benedetto XVI per liberarsi da questa falsa sensazione è proprio il ritorno alla Sacra Scrittura e alla Rivelazione. Non è nostalgia per il sacro tradizionale, è l’unico modo per permettere all’uomo di uscire dalla sua piccola prospettiva umana. La Chiesa deve saper «illustrare bene come Dio ascolti il bisogno dell’uomo e il suo grido».

Per decenni (forse secoli) si è continuato a insistere sulla fede come sforzo dell’uomo di andare oltre se stesso, di superarsi per cercare un significato più alto. Il problema è che, concentrati su “questo lato” della questione, ci si è persi “l’Altro”, il più importante. Da qui il capovolgimento a cui invita Papa Ratzinger: ancor prima dell’uomo è Dio che «parla e viene incontro», è lui che «superando ogni distanza, ci rende veramente suoi “partner”». La fede, più che frutto di una umana elevazione, è accorgersi quanto Dio «risponde alla sete che sta nel cuore di ogni uomo».

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