Pace sì, ma soprattutto fede per la Chiesa mediorientale

venerdì 8 ottobre 2010

di Brunop Mastroianni, Tempi, 8 ottobre 2010

Cosa ha in mente Benedetto XVI per il Sinodo sul Medio Oriente (dal 10 al 24 ottobre in Vaticano) è presto detto: incoraggiare i cristiani ad essere se stessi. A Cipro, consegnando l’Insrumentum Laboris (il documento di base), il Papa si è augurato che l’Assemblea susciti «l’attenzione della comunità internazionale» per trovare «soluzioni giuste e durature ai conflitti». Ma il Sinodo non sarà una semplice sensibilizzazione alla pace. I problemi del Medio Oriente sono sotto gli occhi di tutti. Dal conflitto in Terra Santa, agli assassinii di cristiani in Iraq e in Egitto, alle ambiguità della Turchia. Come registra l’Instrumentum Laboris la commistione tra politica e religione è in molte zone alla base delle ingiustizie e dei conflitti. Allora come superare le barriere dell’appartenenza religiosa che crea illibertà? «Voi contribuite in innumerevoli modi al bene comune», «voi operate per la costruzione della società», «voi desiderate vivere in pace con i vostri vicini ebrei e mussulmani», ha detto il Papa a Cipro rivolto ai cristiani del Medio Oriente. Senz’altro ci vorranno risoluzioni politiche, senz’altro servirà l’intervento della comunità internazionale, intanto però Benedetto XVI e i suoi Vescovi si stanno dedicano a ciò che hanno di fronte: c’è bisogno di un manipolo di cittadini pronti a uscire dalla mentalità da ghetto e a spendersi per la giustizia e la pace di tutti. Ecco cosa farà la Chiesa per il bene del Medio Oriente: si limiterà (si fa per dire) a «confermare e rafforzare i cristiani nella loro identità» e nella loro fede.

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