L'inutilità di speculare sulle nomine del Pontefice

giovedì 28 ottobre 2010

di Bruno Mastroianni, Tempi, 28.10.10

La settimana scorsa la notizia del concistoro di novembre in cui Benedetto XVI nominerà 24 nuovi cardinali. E giù pronostici, analisi e considrazioni dal tipico sapore profano. Qualcuno si è spinto addirittura a buttare lì un paio di nomi di possibili “papabili” in futuro.

Andiamo, siamo seri! Possibile che dopo tante esperienze accumulate, dopo tanti episodi della vita della Chiesa (e dello stesso pontificato di Benedetto XVI) che hanno sconfessato i più piatti e orizzontali ragionamenti, si abbia ancora la tentazione di interpretarla con categorie così inadatte?

È una storia che va avanti da tempo. Ed è un peccato. Perché ci distrae dalle cose importanti. Ad esempio, in quei giorni, mentre le varie elucubrazioni pseudo-politiche sulle nuove porpore trovavano largo spazio, altrettanto non ne rimaneva per quel confronto straordinario sui temi del Medio Oriente che si stava dispiegando a Roma. Eppure al Sinodo si stava parlando di rapporti tra ebrei, musulmani e cristiani, di dialogo, di pace, di libertà politica e di convivenza. Insomma di ciò su cui da decenni (o meglio, da secoli) si sta giocando il futuro di gran parte del mondo.

Non bisogna stupirsi. In fondo è solo l’ennesimo episodio di quel destino a cui questo Pontefice sembra votato: lavorare sodo, sulle cose che veramente contano, anche se attorno l’attenzione si disperde in altro. Chi dice che sia un male? In un mondo afflitto dall’«ansia di stupire» (anteposta spesso a qualsiasi altro interesse), questo “stile Ratzinger”, più che un destino subìto, appare sempre più un esempio da seguire.

2 commenti:

  1. Ciao Bruno, qui sempre l'anonimo. Condivido la tua opinione sul toto-cardinali, tuttavia ti segnalo che il noto vaticanista de La Stampa, pur non sottraendosi all'onere della scommessa, ci azzecca quasi sempre. Fonti molto vicine ai Palazzi insinuano che costui abbia un filo diretto con chi sa quel che c'è da sapere, e ventilano addirittura che quella testata sia utilizzata come megafono della Santa Sede in terra massonica (La Stampa di Torino, Messori docet...) per sondare gli umori delle gentes circa le "probabili" nomine da ufficializzare. Sulla fondatezza del tutto non metterei la mano sul fuoco (nenache la mano di un anonimo, figurati), tuttavia t'invito a seguire con attenzione (di certo già lo fai, ma avessi visto...) quel vaticanista. Cordialmente.

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  2. Ciao anonimo! Conosco bene Giacomo (se è a lui che ti riferisci) è bravo e ha buone fonti. Non esagererei sull'idea del "sondare gli umori"... a usare con la Chiesa le stesse pinze che si usano per le cose umane c'è il rischio che si prendano molti granchi... un saluto! B

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