Dal Tevere al Tamigi, una sfida universale

giovedì 9 settembre 2010

di Bruno Mastroianni, Formiche agosto/settembre 2010

L’Inghilterra è una terra piuttosto fredda nei confronti di Roma. Soprattutto se con Roma si intende la Sede di Pietro verso la quale, dopo secoli, nutre ancora un po’ di quella insofferenza che originariamente portò Enrico VIII a provocare il noto scisma. Per questo il viaggio che Benedetto XVI compirà a settembre oltremanica si profila interessante.

Il Pontefice romano, per la prima volta, sarà in visita ufficiale nel Regno Unito. Papa Wojtyila c’era stato nel 1982 ma allora la visita era solo pastorale. Benedetto XVI è stato invitato dalla Regina stessa, con cui avrà un incontro ad Edimburgo.

Una delle cose più interessanti di questo viaggio sarà la beatificazione di John Henry Newman, il più noto degli anglicani convertiti al cattolicesimo, creato cardinale da Leone XIII nel 1879, fine teologo, riconosciuto filosofo, figura di spicco del pensiero occidentale.

Il portavoce del viaggio, Jack Valero, ha fatto notare come Newman sia stimato da tutti: dai cattolici come dagli anglicani, dai liberali e dai conservatori, ciascuno lo ritiene il suo “campione”. Egli sostenne il primato della coscienza, intesa come capacità che l’uomo ha di riconoscere la verità e di conseguenza di obbedirgli. Cosa che visse in prima persona mostrando il coraggio di adattare costantemente la sua vita alla verità che andava scoprendo. «Newman è stato lungo tutta la sua vita uno che si è convertito, uno che si è trasformato, e in tal modo è sempre rimasto lo stesso, ed è sempre più diventato se stesso», così scrisse di lui Ratzinger nel ’90. È stato un modello di autenticità, per questo è riconosciuto da tutti.

C’è chi dice che la distanza tra gli insegnamenti della Chiesa e la mentalità inglese renderà difficile la visita, e chi sostiene che la recente Anglicanorum coetibus, che ha aperto la strada al rientro degli anglicani nella Chiesa cattolica, non potrà che acuire il dissidio. Ma questi sono solo scenari da retorica mediatica. La posta in gioco è ben altra.

In terra anglosassone Benedetto XVI sarà chiamato a una prova speciale di ecumenismo: riuscirà a lasciare traccia nella patria del politically correct simbolo del congedo definitivo dalla verità che caratterizza l’uomo contemporaneo?

Di fatto Ratzinger più di una volta ha dimostrato – come negli USA, nella laica Francia e nella lontana Australia - di saper fare breccia anche in contesti difficili e apparentemente tipeidi. Staremo a vedere come andrà a finire questa ulteriore tappa della nuova evangelizzazione dell’Occidente. Intanto il motto scelto per il viaggio è lo stesso che Newman scelse quando fu creato cardinale: cor ad cor loquitur, il cuore parla al cuore.

4 commenti:

  1. Il politically correct, le forme e il diritto positivo non vanno per forza immaginati come contraltari della giustizia e della verità; finché la Chiesa guarderà all'"uomo contemporaneo" come ad uno che ha ormai scelto per il "congedo definitivo dalla verità", l'uomo contemporaneo guarderà alla Chiesa stessa con la diffusa e palese insofferenza; magari - come questa volta in Inghilterra - le tributerà persino un sorriso, un accenno d'ammiccamento, ma si tratterà sempre di un atteggiamento di circostanza, di un formalismo politically correct... D'altronde il Papa va dal Capo della Chiesa Anglicana, la Regina, a canonizzare un anglicano convertito al cattolicesimo: anche la forma ha il suo peso, e la Chiesa - che lo sa bene - finge talvolta di dimenticarsene. L'arroganza è un effetto collaterale della "verità", per attenuare il quale esistono le forme, scoperta dell'occidente moderno: dietro le forme ci sono gli uomini, che non possono mai trascurare la questione della verità, salvo disumanizzarsi. E' un circolo ermeneutico vizioso, persino paranoico: quale uomo senza verità, e quale verità se l'uomo se ne è congedato? La Chiesa ne fa spesso una questione di mera nomenclatura, talvolta persino uno strumento di propaganda populista - basti pensare alla goffa battaglia contro il relativismo: è un errore che non potrà non costarle caro.

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  2. La ringrazio del commento. Mi dispiace solo che abbia preferito rimanere anonimo... Non sono daccordo quasi con nulla di quello che ha scritto a parte questo: "dietro le forme ci sono gli uomini, che non possono mai trascurare la questione della verità, salvo disumanizzarsi". Credo che lei stesso sia un capofila della lotta al relativismo... anche se non lo ammette.

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  3. Ma certo che sono un capofila della lotta al relativismo Bruno! L'anonimato, talvolta, rafforza le tesi che uno esprime: persona vuol dire anche "maschera", significativamente; le idee sono invece puro Lògos, un inno alla smascherata sincerità.
    Un abbracio, Anonimo...

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  4. va bene anonimo, mi piace come ti poni e mi hai convinto. Ma solo in parte: io alle idee continuo a preferire le persone! Spero che continuerai ad intervenire. Come dico sempre: c'è un grande bisogno di interlocutori all'altezza... Un abbraccio, con nome e cognome...

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