Siamo destinati a grandi cose, non a un’esistenza piatta

martedì 31 agosto 2010

di Bruno Mastroianni, Tempi, 31.8.10

Desiderare cose grandi. Di fatto è uno dei punti chiave del magistero di Benedetto XVI. Il suo insistere sull’armonia tra fede e ragione va proprio nella direzione di un invito all’uomo a non accontentarsi di una visione piatta dell’esistenza. La ragione per Benedetto XVI infatti non può ridursi a capacità di calcolo e razionalità scientifica, perché ha un orizzonte più ampio: quello «dell’uomo che riconosce chi è; riconosce la propria misura e la grandezza di Dio»; in questo modo la ragione «non viene spenta, ma si allarga, diviene più grande», come disse a dicembre scorso alla commissione teologica internazionale. Nella stessa linea è il suo insistere sul concetto di libertà religiosa che, come ha ben spiegato nella Caritas in veritate, non allude solo alle «lotte e i conflitti che nel mondo si combattono in nome di motivazioni religiose», ma «anche alla promozione programmata dell’indifferenza religiosa o dell’ateismo pratico da parte di molti paesi». Non è un caso che il tema della libertà religiosa come «diritto dell’uomo di cercare la verità in materia religiosa» (come dice la Dignitatis Humanae) sia stato scelto dal Papa come tema per la giornata mondiale della pace del 2011. La religione non è un vezzo che sparge un po’ di sacro nella vita, né qualcosa che si aggiunge agli affanni umani come se ne fosse estraneo. La religione, secondo papa Ratzinger, è la rivoluzione dell’uomo che non accetta di vivere da animale (per quanto intelligente), ma si riconosce destinato a qualcosa di più grande. È la strada per essere pienamente umani.

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