Quella cura della Chiesa che non va mai in ferie

giovedì 29 luglio 2010

di Bruno Mastroianni, 29.7.2010

Benedetto XVI in vacanza non sta con le mani in mano. Nella residenza estiva di Castelgandolfo si dedica all’impostazione di una nuova enciclica (sulla fede, a quanto pare) e a un’appendice ai due volumi su Gesù di cui il secondo è in fase di traduzione e di prossima pubblicazione.

Non c’è da sorprendersi. Papa Ratzinger ci ha abituati a questo stile sobrio e laborioso. Egli è il Papa che si dà da fare, quello capace di rimboccarsi le maniche e agire in modo non appariscente. Altro che il teorico che molti avevano paventato all’inizio del pontificato.

Fino a qualche tempo fa si ricordava soprattutto come colui che aveva parlato della «sporcizia che c’è nella Chiesa». Oggi – bisogna ammetterlo – balza agli occhi quanto sia stato capace di mettere mano alla ramazza. L’intellettuale lucido e preparato è anche un lavoratore che non si stanca: si spende per la sua Chiesa con serena determinazione.

Così approfitta anche delle ferie per proseguire in quel suo progetto di rieducare i battezzati all’abc della fede. Seguendo il programma annunciato fin dall’inizio del pontificato: «Il Signore mi ha voluto “pietra” su cui tutti possano poggiare con sicurezza». All’Angelus del 18 luglio ha detto che «la persona umana ha bisogno prima di tutto di Dio», perché «senza amore, anche le attività più importanti perdono di valore, e non danno gioia».

Ecco cosa fa il Papa mentre si riposa: non si stanca di riportare al primo posto ciò che, per distrazione e cedimento alla mentalità corrente, avevamo lasciato in fondo.

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