Ecco come Benedetto vuole i suoi ministri

giovedì 10 giugno 2010

di Bruno Mastroianni, Tempi, 10.6.10

Venerdì 11 giugno si chiude l’anno sacerdotale. Un anno voluto da Benedetto XVI per «favorire la tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero», come ha scritto nella Lettera di indizione. Cosa si aspetta il Papa dai sacerdoti? Nelle ultime catechesi Benedetto XVI si è dedicato a tracciare il modello del ministro della Chiesa. In diverse udienze tra aprile e maggio ha indicato i compiti del sacerdote: insegnare, santificare e guidare. Insegnare, non come un professore di teologia che dispensa sentenze, ma come uno che mostra la luce che illumina il senso della vita e che risponde alle domande fondamentali. Santificare, non con metodi da mago ottenendo chissà quali benefici, ma attraverso la realtà dei sacramenti con i quali Dio ci dona se stesso, ci perdona e ci rende partecipi del suo amore. Guidare, non con l’atteggiamento di chi vuole fare le cose a modo suo, ma di chi vede nell’autorità un servizio alle anime per condurle sulla via della salvezza. Mentre diversi si distraggono con preoccupazioni per il celibato passato di moda, per le crisi di vocazioni e per gli abusi sui minori, Benedetto XVI già da un pezzo si sta dedicando a tenere alto il profilo del clero ricordando qual è l’unico vero compito che spetta ai sacerdoti: portare Cristo agli uomini. Altro che ragionamenti da sociologia ecclesiale su regole da cambiare e modelli da aggiornare, per Ratzinger c’è solo una Persona su cui puntare per tornare a riempire i seminari e le chiese.

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