La vera conta da fare non è quella dei preti pedofili

giovedì 6 maggio 2010

di Bruno Mastroianni, Tempi, 6.5.2010

C’è chi prevede che l’equazione "prete = pedofilo" rimarrà nella mente di molta gente. Altri sono certi che solo la trasparenza salverà la Chiesa dalla situazione difficile in cui si trova di questi tempi. Altri ancora invocano un’adeguata strategia di comunicazione, per evitare che la Santa Sede rimanga schiacciata in un angolo a controbattere una ad una le diverse questioni.

Poi c’è Benedetto XVI. Al timore che si diffonda un pregiudizio sui preti sta rispondendo comportandosi da autentico pastore: non ha usato mezze misure per combattere il fenomeno, ha voluto di persona incontrare le vittime, sta richiamando gli episcopati a prendersi le proprie responsabilità senza esitazioni.

Alle richieste di trasparenza ha risposto andando oltre: se non fosse stato per la sua volontà di fare chiarezza fino in fondo sul caso Irlanda, la vicenda forse si sarebbe addormentata negli archivi dei giornali. Se non fosse stato per le nuove disposizioni del 2001, da lui stesso elaborate in sintonia con Giovanni Paolo II, diversi pasticci locali sarebbero rimasti senza chiare risposte romane.

Quanto alla strategia comunicativa, infine, il Papa la sta indicando da un pezzo: dalla Chiesa la gente «si attende di più che dalle altre istituzioni mondane» - come disse una volta, ancora Cardinale.

Mentre aspettiamo che anche altri si mettano a pulire i loro panni sporchi con lo stesso coraggio, vien voglia per un attimo di fare una conta diversa da quella dei pedofili: quante istituzioni, di questi tempi, sarebbero altrettanto capaci di mettere davanti alla propria buona immagine il bene delle persone?

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