Contro il male la Chiesa invoca Dio, non i tribunali

venerdì 28 maggio 2010

di Bruno Matroianni, Tempi, 27.5.2010

Mentre molti parlano di crimine, Benedetto XVI parla di peccato. Mentre molti invocano punizioni per i colpevoli, il Papa invita alla penitenza di tutti. Mentre alcuni interpretano gli ultimi eventi come sintomo di un malfunzionamento della Chiesa, egli li vede come una conferma del bisogno di redenzione.

Mentre una parte del mondo sembra ormai certa che, a causa del male fatto da alcuni, la Chiesa sia giunta agli sgoccioli, Benedetto XVI tranquillo invita a non fermarsi agli schemi da tribunale. Non perché le regole non siano importanti (egli stesso ha detto che «il perdono non ferma la giustizia») ma perché ridurre il male a una questione di delitti e punizioni non risolve fino in fondo i problemi.

Ecco perché un paio di domeniche fa durante il Regina Coeli è tornato sul tema del peccato come «il vero nemico da temere e da combattere». Il Papa non è il presidente di un ente religioso, non è un leader intento a mandare avanti la baracca né tantomeno un saggio-santone dedito a consolare i cuori degli adepti. Ha un compito più impegnativo: mantenere lo sguardo in alto, ricordare all’uomo chi è e da dove viene, confortare la Chiesa nel compiere la sua missione. Per nulla frenato dal bilancio dei meriti e demeriti dei fedeli, Benedetto XVI è concentrato nello spronare tutti a «essere fortemente radicati in Dio, solidali nel bene, nell’amore e nel servizio». Con questo suo procedere sereno sta indicando da dove cominciare per intraprendere un’autentica lotta al male: riconoscere che l’uomo, per salvarsi, ha bisogno di Dio.

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