Arrampicati sulle statue pur di ascoltare il Papa

martedì 18 maggio 2010

di Bruno Mastroianni, Tempi, 20.5.10

Non tutto ciò che luccica è pedofilia. Nelle parole che il Papa ha pronunciato la settimana scorsa sull’aereo verso il Portogallo c’era molto di più che un duro giudizio sui casi di abuso.

Interpretare quelle frasi sulle sofferenze che «vengono dall’interno, dal peccato che esiste nella Chiesa» come un riferimento esclusivo alle azioni nefande del gruppuscolo di pederasti sarebbe riduttivo.

Il Papa, in realtà, stava parlando a tutti i battezzati, descrivendo la condizione costante della Chiesa nella storia: un’istituzione santa perché fondata da Dio ma composta da uomini che, con le loro mancanze, mettono costantemente a rischio la sua missione. Per questo il continuo richiamo del Pontefice alla penitenza.

Ormai, un po’ assuefatti ai titoli dei giornali e abituati a occuparci solo delle vicende che vanno per la maggiore, ci siamo fissati sul male pedofiliaco che spopola sui giornali. Mentre Ratzinger ci sta ricordando che, in quanto peccatori, siamo tutti bisognosi dell’aiuto di Dio e della Sua redenzione.

Una vera boccata d’aria rispetto alla frenesia moralista della mentalità dominante, costantemente affannata tra le preoccupazioni per ciò che pensano gli altri e il terrore di farsi svergognare dai media. È qualcosa di cui Benedetto XVI parlerà nel secondo volume su Gesù ormai alle stampe: la Sua passione, la Sua morte e la Sua resurrezione sono ciò che salva. Sarà forse anche per questo “ossigeno” che a Fatima, tutt’altro che afflitte dalla fissazione pedofila, le persone pur di ascoltare il Papa si sono arrampicate fin sulle statue?

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