Strilli e grida non aiutano le vittime dei pedofili

mercoledì 24 marzo 2010

di Bruno Mastroianni, Tempi, 24.3.10

Di fronte all’ennesima tempesta mediatica, Benedetto XVI mostra di essere il Papa giusto al posto giusto. Non tanto per la sua politica di “tolleranza zero” o la sua lotta alla “sporcizia nella Chiesa”, come ricordano continuamente i media. Il modo con cui Ratzinger sta reagendo al problema della pedofilia è un esempio di calma e lucidità nell’affrontare le vicende controverse. Ha scritto bene Massimo Introvigne: quello della pedofilia nella Chiesa è sostanzialmente un fenomeno di “panico morale”. I numeri non sono proporzionali al modo con cui i media descrivono il problema. Non è per sminuire il crimine di pedofilia da parte di chierici, che rimane riprovevole e ripugnante, ma per richiamare all’oggettività e all’equilibrio. A cosa giovano infatti i titoli strillati (e ambigui), le cronache pruriginose atte a colpire la pancia dei lettori, le imprecisioni e le omissioni tanto per forzare i toni? Oltre a gettare fango sul Papa e lasciare credenti e non credenti nella confusione, in che modo contribuiscono ad aiutare le vittime o a risolvere la situazione? È questa la domanda che Benedetto XVI, con il suo procedere mite ma fermo, pieno di fede ma concreto, ci sta ponendo. Basta leggere la lettera ai cattolici irlandesi «con cuore aperto» (come ha chiesto il Papa) per accorgersi che essa, nell’affrontare la dolorosa piaga della pedofilia, rimette al centro quello che veramente conta: il bene delle persone. Ecco ciò che – tra toni su di giri e atmosfere di sospetto – ci stavamo perdendo per strada.

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