Maestri e testimoni

giovedì 11 marzo 2010

di Bruno Mastroianni, Tempi, 11.3.10

L’attenzione di Ratzinger per i contenuti della fede non è solo una ricapitolazione dell’abc del cristianesimo – che pure è un compito urgente per la Chiesa di oggi, spesso afflitta da ignoranza del messaggio originale. Benedetto XVI, mese dopo mese, si sta rivelando molto più che un Papa sapiente e lucido di fronte alle sfide del relativismo. Il suo continuo tornare al vangelo, alla radice della fede, senza alcuna paura di fronte ai peccati degli uomini - anche uomini di Chiesa – rimanda a una dimensione che va oltre la preparazione e la chiarezza dottrinale: ci mostra la stoffa di cui è fatto. Come ha detto nell’udienza del 3 marzo, riprendendo San Bonaventura, per rendere «più luminosa e bella» la Chiesa ci vuole solo una cosa: «la fedeltà alla vocazione dei suoi figli». E le persone – anche quelle più distratte e lontane dalla fede – a poco a poco se ne stanno rendono conto: mentre la marea mediatica continua a sciacquarsi nella risacca di storie umanamente penose, la voce di Ratzinger è una delle poche rimaste che incoraggia l’umanità a spiegare le vele e prendere il largo. Nella lettera per l’anno sacerdotale, citando Paolo VI, Benedetto lo ha sottolineato: «l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri o, se ascolta i maestri, lo fa perché sono dei testimoni». Ratzinger sta lasciando traccia non perché è un teologo dotto e sapiente, ma perché è un vero cristiano.

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