Razionalità religiosa e irrazionalismo scientista

martedì 12 gennaio 2010

di Bruno Mastroianni, Formiche, gennaio 2010

Parlare di conflitto tra scienza e fede è fuorviante. La grandezza della cultura occidentale, con la sua fiducia nella ragione, deve molto alla sintesi tra verità e fede che il cristianesimo seppe proporre alla cultura greco-romana. Come ha scritto più volte Ratzinger, mentre le religioni del passato avevano una funzione principalmente politico-sociale, il cristianesimo fu il primo a proporre il concetto di religione vera.
Ai cristiani fin dall’inizio, la filosofia e le altre discipline dedite alla ricerca della verità, apparivano come gli ambiti naturali in cui riecheggiavano le verità della rivelazione. Il Dio cristiano corrispondeva al Dio vero, cercato dai filosofi. Da qui la fiducia nella capacità della ragione umana. Lo stesso sviluppo della teologia è frutto di quella visione secondo cui ragione e rivelazione non possono che parlare della stessa verità.

Il cristianesimo ha da sempre dato un posto di primo piano alla razionalità umana. Si pensi a ciò che furono capaci di fare i monaci, che in un’epoca di stravolgimenti, conservarono i capisaldi della civiltà occidentale, dando impulso alle arti, alla cultura e alle discipline scientifiche, persino apportando innovazioni tecnologiche (furono loro ad inventare il basto per i buoi).

Si pensi, più recentemente, agli insegnamenti del Concilio e ai pontificati dei papi del ‘900, tesi a ribadire all’uomo contemporaneo che il progresso non può che basarsi sulla fiducia nella ragione aperta alla prospettiva della fede.

Tra scienza e fede non c’è un conflitto. Il contrasto si crea quando spunta l'ideologia dello scientismo che porta la scienza al di fuori dell'alveo del razionale e dell'umano. Il risultato è un fanatismo tecnoscientifico che somiglia molto a certe forme esoterico-magiche di irrazionalismo. Si pensi al tono quasi spirituale di certe promesse di guarigione a partire dalle cellule staminali embrionali, ai sogni dell’aborto facile della ru486 e alle altre profezie sul futuro tecno-paradisiaco dell’umanità. Promesse che portano con sé più problemi di quanti ne risolvano e che aggravano le inquietudini dell'uomo di fronte alla vita, al dolore e alla morte.

Dopo la caduta delle ideologie, dopo che anche la crisi economica ha messo in dubbio i sogni capitalistici, l’idea della scienza svincolata da una visione più ampia del vero bene dell’uomo, rischia di tradire la sua promessa di progresso. Accontentare tutti i desideri senza freni non vale l'avvilimento della dignità umana.

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