I cristiani e la verità che (ri)unisce

giovedì 28 gennaio 2010

di Bruno Mastroianni, Tempi, 28.1.10

Mentre si è conclusa da qualche giorno la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, vien voglia di tirare una conclusione: lo sforzo per l’unità per Benedetto XVI è una cosa seria. Non è un accessorio cortese per non confliggere troppo con le convinzioni degli altri. E nemmeno una questione di bon ton religioso tra chiese diverse. Per Ratzinger, il fatto che i seguaci di Gesù si impegnino in un cammino comune ha un’importanza cruciale per il futuro del mondo. Per questo nell’udienza del 20 gennaio ha messo in chiaro che non si tratta di realizzare «una unità “autofatta”» e «umana». Non è una questione di fare accordi, né tanto meno di organizzarsi per non pestarsi i piedi, ma «un processo di purificazione nel quale il Signore ci renda capaci di essere uniti».

Il cammino ecumenico non è un’iniezione di politically correct negli scambi tra chiese, ma un rimettere al centro la fede. Cos’altro può rendere disposti a superare logiche umane e cristallizzazioni storiche se non la fiducia nella Verità che proviene da un unico Maestro? Non è una questione solo intercristiana: è un segnale al mondo. Non a caso fin dalla sua prima omelia da Pontefice, Ratzinger ha collegato il tema al compito più ampio della Chiesa di «guadagnare uomini al Vangelo».

Di fronte al mondo impantanato tra il relativismo che rinuncia alla verità e il fanatismo che la vuole imporre ancor prima di cercarla, i cristiani impegnati per l’unità mostrano un'altra prospettiva: la verità, quando la cerchi con fiducia, ha la forza di cambiarti la vita.

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