Il Papa non segue la modernità, la guida. Vedi alla voce anglicani

giovedì 10 dicembre 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 10.12.09

Vale la pena tornare a parlare della Anglicanorum coetibus. Ora che la frenesia è passata si può con calma ragionare sulla reale portata di questa costituzione apostolica che permetterà agli anglicani di tornare in comunione con Roma.
Infatti le distrazioni sulle dispense al celibato sacerdotale – che tra l’altro non sono una novità nella Chiesa cattolica – e i presagi preoccupati di chi ha prospettato un rientro di orde di tradizionalisti omofobi e misogini (contrari a donne-prete e matrimoni gay), hanno offuscato uno degli aspetti più interessanti di questo documento.

Gli ordinariati personali – che permetteranno agli anglicani di tornare fedeli a Roma mantenendo le proprie tradizioni – rientrano in quelle forme giuridiche non territoriali previste dal Concilio Vaticano II che mostrano la capacità della Chiesa di adattare la sua organizzazione alle esigenze dei tempi. È uno spirito di cui è impregnato il pontificato di Benedetto XVI.

Il Papa è consapevole che quando si è uniti sull’essenziale – il deposito di fede donato da Cristo all’uomo – è possibile diversificarsi sul resto, senza temere rotture.
Altro che “crociata antimoderna”, come qualcuno si affanna ancora a ripetere, Joseph Ratzinger la modernità l’ha oltrepassata da un pezzo. Mostrando che la fiducia nella verità è la risposta agli aneliti dell’uomo contemporaneo: permette di ritrovarsi su un terreno comune mantenendo intatte le caratteristiche e la libertà di ciascuno.

Quante altre istituzioni, dopo duemila anni, sarebbero ancora così capaci di adattarsi alle sfide dei tempi?

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