Un laicismo che sa di vecchio e un Papa contemporaneo

giovedì 12 novembre 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 12.11.09

Il confronto tra l’operato di Benedetto XVI e la sentenza della Corte di Strasburgo sul crocifisso, mettono in crisi la vulgata corrente secondo cui la secolarizzazione sarebbe la giusta espressione di quella laicità e libertà di pensiero che ha liberato l’Occidente dalla confessionalità e dalla chiusura mentale della Chiesa.

La sentenza, infatti, rivela il grave scollamento che c’è tra la cultura dominante e la vita reale delle persone – non a caso la protesta si è sollevata da tutte le parti come un’onda di inarrestabile buonsenso. Ma soprattutto mostra che quella cultura, ormai ridotta a prendersela con simboli religiosi in nome di questioni di principio, non è più capace di rispondere alle sfide del mondo contemporaneo. Un mondo in cui le battaglie anticlericali e libertarie sembrano aver esaurito la loro spinta, perché seppure hanno diffuso, come ha detto Benedetto XVI domenica scorsa, una «mentalità che porta a dubitare del valore della persona e della bontà della vita», hanno lasciato una situazione in cui «si avverte con forza una diffusa sete di certezze e valori».

La sentenza sul crocifisso, prima ancora che illogica, è vecchia: mentre qualcuno si dedica ancora a togliere i segni della religione dallo spazio pubblico, il mondo si sta facendo domande ben più impegnative.

Ratzinger, con i suoi continui inviti ad allargare la prospettiva della ragione e ad aprirsi alla dimensione spirituale con fiducia nella verità, se ne rende conto. Mostra quanto il cristianesimo sia capace di raccogliere le aspirazioni dell’uomo contemporaneo.

4 commenti:

  1. Alessandro Pagano12 novembre 2009 16:23

    Forse è il caso di considerare, con umiltà e senza inutili trionfalismi, che i cristiani sono eredi della tradizione più ricca e carica di pienezza umana prima ancora che soprannaturale, perchè carica di senso comune e di buonsenso. I cosiddetti laici con la loro pretesa superiorità, basata su un malinteso senso di imparzialità, che li fa sentire giganti, in realtà alla fine sono - umanamente e spiritualmente - dei nani, da rispettare, da compatire, ma non certo da invidiare.

    All'affermazione: "Sono laico" dovrebbe sorgere spontanea la domanda: "Davvero? Poverino! E com'è successo?" dal momento che un motivo a questa non nuova forma di superomismo alla fine da qualche parte si trova.

    Intendiamoci. Sono per l'integrazione piena dei nani nella società: ci mancherebbe! Fra di loro possono esserci dei nani fisici con straordinarie virtù umane - ben più importanti di quelle fisiche - e dei nani morali che, aiutati, possono evitare di far danno e magari anche contribuire - perchè no? - al bene comune. Ma mettersi in cattedra per darci lezioni di libertà e pienezza umana, magari dopo essersi messi d'accordo sul minimo comun denominatore umano, come se fosse la convenzione e non la natura ad offrirlo, no. No, grazie. Rimanete con il vostro grande spirito individuale che noi ci accontentiamo del nostro grande spirito cattolico (si legge: universale).

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  2. Eppure io ho il sospetto che da piu' parti si continui a difendere il crocifisso soprattutto per bon ton istituzionale, magari per tradizione, ma di certo non per convincimento; ché se convincimento fosse stato, sarebbero state anche piu' profonde e circostanziate le valutazioni, e soprattutto, allora, piu' numerosi i dissensi. Invece ho l'impressione che si sia difeso il simbolo del crocifisso in Italia un po' come fossa la lupa a Roma: perché togliere la lupa da Roma?.. e il crocifisso in Italia?! C'è sempre stato: sarà un addobbo "culturale"! Un po' poco, per un Crocifisso...

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  3. Gaetano Vecchione12 novembre 2009 17:02

    Gran bel pezzo!
    Gaetano

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