Realista è chi combatte la fame invocando la nostra conversione

giovedì 19 novembre 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 19.11.09

La settimana scorsa Benedetto XVI, incontrando i membri del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, lo aveva detto: «la Chiesa non può prescindere dalle condizioni di vita concrete degli uomini». Va vista in questa linea la sua partecipazione al vertice della Fao. La stessa Caritas in veritate e il recente Sinodo sull’Africa (anche se velato dal silenzio mediatico) hanno dimostrato quanto la Chiesa sia capace di lucidità e concretezza quando si tratta di capire ciò che affligge l’umanità.

Non è una questione di analisti preparati o di supertecnici. Quella lucidità ha una fonte precisa: «la fede» come «forza spirituale che purifica la ragione nella ricerca di un ordine giusto». Per questo alla Fao il Papa ha invitato ad andare più a fondo: la solidarietà anche se si affida alla tecnica, alle leggi ed alle istituzioni, «non deve escludere la dimensione religiosa» in grado di «riconoscere il valore trascendente di ogni uomo e di ogni donna». È da quel riconoscimento, infatti, che dipende la «conversione del cuore» unica spinta capace di cambiare il mondo.

La cultura del “far funzionare le cose” ci ha abituato a ridurre qualsiasi problema a una questione tecnica. Relegando la fede nell’ambito delle cose irrilevanti. Ma più si va avanti e più - pieni di strumenti - ci ritroviamo costantemente di fronte agli stessi problemi irrisolti.

Benedetto XVI sta invitando ad aprirsi alle questioni di fondo perché ad offuscare il realismo è proprio l’illusione tecnicista. Chi sa alzare lo sguardo verso il cielo, invece, sa bene come tenere i piedi in terra.

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