La Chiesa parla di Africa perché il mondo ne ha bisogno

giovedì 8 ottobre 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 8.9.09

Aprendo il Sinodo sull’Africa domenica scorsa, Benedetto XVI non voleva limitarsi – com’è sembrato da certi resoconti – a criticare il neocolonialismo occidentale che diffonde nel continente il «materialismo pratico» o la violenza del «fondamentalismo religioso» mischiato a interessi politici. Voleva andare oltre. Voleva spiegare perché l’Africa riguarda tutti.

La Chiesa da sempre è impegnata nel continente. Copre quasi il 30 per cento dei servizi sanitari con migliaia di ospedali, ambulatori e centri d’assistenza. Si occupa dei malati di Aids, della povertà, della promozione della donna. Favorisce l’istruzione (dalla materna alle università) facendo studiare oltre 19 milioni di alunni. Non lo fa solo per beneficenza. Lo fa perché l’Africa, come ha detto il Papa, è «un immenso “polmone” spirituale, per un’umanità che appare in crisi di fede e di speranza», è il luogo in cui le «molteplici e diverse culture» unanimemente riconoscono che «Dio è il Creatore e la fonte della vita», è un luogo di «straordinaria ricchezza umana» e «una terra feconda di vita» in cui il tasso di natalità è il più alto al mondo.

Pensando all’Africa c’è chi si concentra sulle «risorse di cui è ricco il suo territorio» o sulla pietà che scaturisce dalla povertà dei suoi abitanti. La Chiesa invece è da sempre interessata a trarne una ricchezza: quel patrimonio «spirituale e culturale, di cui l’umanità ha bisogno più che delle materie prime».

Al Sinodo si parlerà del futuro del mondo.

1 commento:

  1. E' proprio cosi!
    Grazie, Bruno.

    Gabriele Rossi

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