Il dialogo non è un tè tra signore cortesi

giovedì 29 ottobre 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 29.10.09

L’apertura agli anglicani per il ritorno alla comunione con la Chiesa cattolica e i colloqui con i lefebvriani iniziati in questi giorni, non sono solo fenomeni di dialogo intercristiano. Sono eventi che ci parlano di una straordinaria, quanto spesso misconosciuta, attitudine di Benedetto XVI.

Proprio il Papa che doveva essere – secondo alcune dotte previsioni – il più carente nel dialogo, sta assestando un colpo dopo l’altro. Alcuni avevano interpretato la precisione dottrinale e la fede incrollabile di Ratzinger come una mancanza di carisma. Invece, proprio quelle caratteristiche che facevano presagire il disastro, si stanno dimostrando un punto di forza.

Lo si vede anche con gli ortodossi, con gli ebrei, con i musulmani, e perfino nel confronto con il laicismo che imperversa in occidente: con questi interlocutori Benedetto XVI non si accontenta di stette di mano compiacenti, vuole fare in modo che il dialogo porti da qualche parte. Il fatto che ci siano reazioni, a volte anche dure, è la conferma: il Papa esprimere idee che hanno l’ambizione di essere valide per tutti.

La cultura dominante ci ha abituato all’idea che il dialogo sia come un tè tra signore cortesi, in cui ci si siede pieni di sorrisi e ci si alza privi di idee forti. Per Benedetto è il contrario: il dialogo serve a parlare di cose vere.

In un mondo in cui al massimo si può ambire a una vaga indifferenza pacifica, c’è ancora qualcuno che – puntando sulla fiducia nella verità – dimostra di prendere sul serio i suoi interlocutori.

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