Cattolici. Con cittadinanza

venerdì 2 ottobre 2009

di Bruno Mastroianni, Formiche, ottobre 2009

Probabilmente gli italiani, quelli reali, saranno ormai saturi del clima mediatico che si è venuto a creare nel nostro Paese. Questo procedere per sensazionalismi e bagarre sembra avere il solo effetto di acuire lo scollamento tra dibattito pubblico e paese reale. A forza di polemiche e strappi, si sta parlando ormai di un mondo distante da quello in cui ciascun italiano vive. Dove sono i finiti i temi veri? Quelli delle famiglie, del lavoro e dell’educazione, della povertà? C’è voglia di ritorno alle cose della vita vera, il desiderio di parlare di ciò che veramente conta.

Lo scollamento di cui sopra appare ancora più evidente nel considerare come, tra le onde squassanti delle tempeste, sia finita anche la barca della Chiesa. Sempre più dipinta come una fazione tra le altre, alle prese con presunti bracci di ferro interni e strappi col Governo, dedita sostanzialmente ad incidere nella sfera pubblica con il suo peso. Come se la Chiesa si potesse ridurre alla Segreteria di Stato, agli uffici della CEI o peggio a un serbatoio di voti. Quando di fatto corrisponde a tutt’altro: a una larga fetta di cittadini che, nei vescovi o nel Papa, non vede rappresentanti di interessi, ma guide spirituali che spronano alla ricerca di significati nobili.

Probabilmente, a mettere da parte gli spauracchi della “Chiesa delle pressioni e degli anatemi” e ad incominciare ad ascoltare un po’ di più la Chiesa reale, ne trarrebbe giovamento tutto il Paese. Affiorerebbe quel patrimonio di insegnamenti straordinario che l’Italia ben conosce e di cui è impregnata la recente Enciclica di Benedetto. Tutti hanno riconosciuto l’attualità di quel richiamo alla responsabilità rivolto agli attori sociali - i cittadini, le aziende, le istituzioni e i media – che devono riscoprire di non essere monadi dedite a perseguire i propri fini ma elementi inseriti in sistemi di relazioni tra persone.

La Chiesa ridotta alla difesa dell’insegnamento della religione o a interlocutore ingombrante per la legge sul testamento biologico, è solo una caricatura. E non si può pretendere che il superamento di questa immagine venga fuori da un’improvvisa quanto improbabile conversione dei media. Dipenderà piuttosto dalla capacità che i suoi membri avranno di cogliere l’invito di Benedetto XVI a incarnare il Vangelo nell’agire sociale e politico.

Al nostro Paese occorrono cattolici cittadini.

Nessun commento:

Posta un commento