Per capire il Papa sul caso Boffo basta rileggere la sua enciclica

venerdì 11 settembre 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi 9.9.09

Fa un certo effetto notare l’affrettarsi dei giornali a cercare nelle parole, nei gesti e in ogni minimo segnale un possibile indizio su cosa pensi il Papa delle bufere mediatiche degli ultimi tempi.

In questi giorni di analisi si è prospettato di tutto: deterioramenti dei rapporti tra Chiesa e governo, rese dei conti tra Cei e Segreteria di Stato, fantasticherie su un possibile futuro “grande centro”. Ma non è a questo livello che si troverà una risposta. Se si vuole cercare di indovinare cosa Ratzinger avrà in mente in questi giorni, occorre alzare il tiro.

Ad esempio rileggendo nella Caritas in veritate il paragrafetto dedicato al senso dei mass media. Vi si legge che per contribuire veramente allo sviluppo essi devono essere «animati dalla carità ed essere posti al servizio della verità, del bene e della fraternità naturale e soprannaturale». Perché senza questa prospettiva rischiano di essere asserviti «al calcolo economico, al proposito di dominare i mercati e, non ultimo, al desiderio di imporre parametri culturali funzionali a progetti di potere ideologico e politico».

Di fronte a quello che sta accadendo è difficile credere che Benedetto XVI si fermi alle questioni di equilibrio tra Vaticano e politica o ai rapporti di potere tra la curia e i vescovi italiani. Questo è ciò che preoccupa i media. Egli, più probabilmente, constata ancora una volta quanto questo nostro mondo mediatizzato abbia bisogno di ritrovare, ancora prima che il significato ultimo delle cose, il senso della misura.

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