La lezione teologica della vecchierella di san Bonaventura

mercoledì 2 settembre 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi 2.9.09

Domenica Benedetto XVI si recherà a Bagnoregio, città natale di san Bonaventura. Uno dei suoi maestri di riferimento. Da giovane Ratzinger ottenne l’abilitazione all’insegnamento proprio con uno studio sulla teologia della storia del santo francescano a cui si deve l’aver chiarito, mai come prima, l’idea di Cristo come centro e asse della storia.

In Ratzinger c’è molto di san Bonaventura. Soprattutto quella consapevolezza che la ragione da sola non basta. Sia Bonaventura che Benedetto insistono sulla fiducia nella razionalità e sulla bontà della scienza teologica, ma sono altrettanto convinti che esse, senza la ricerca di un rapporto d’amore con Dio, rimangono incomplete. «Una vecchierella può amare Dio anche più di un maestro di teologia», diceva san Bonaventura. Durante un’udienza l’anno scorso il Papa sottolineò questo aspetto centrale della teologia di Bonaventura: «L’amore vede più che la ragione. Dov’è la luce dell’amore non hanno più accesso le tenebre della ragione; l’amore vede, l’amore è occhio e l’esperienza ci dà più che la riflessione». L’amore fa la differenza.

Domenica Benedetto XVI si inginocchierà di fronte alla reliquia del santo. Sembra quasi una risposta alle afose polemiche mediatiche d’agosto, fatte di pillole per l’aborto portatile e sentenze per relegare la religione a opzione da tempo libero. Se queste sono le conquiste della razionalità scientifico-laicista odierna, è proprio vero: ci vuole una boccata di aria fresca.

Che san Bonaventura ci aiuti ad allargare la prospettiva.

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