La Chiesa allo Stato non chiede omaggi, ma il bene degli uomini

mercoledì 23 settembre 2009

di Bruno Mastroianni, Tempi, 23.9.09

La distanza tra la Chiesa mediatica e la Chiesa di Benedetto XVI si sta facendo sempre più evidente. La settimana scorsa sul Corriere della Sera – un po’ l’ago della bilancia del dibattito pubblico italiano – un intervento di Giovanni Sartori sul testamento biologico e una recensione di Sergio Romano di un saggio di Roberto Pertici, hanno rispolverato quel cliché che ormai da mesi aleggia nelle penne di diversi commentatori: la Chiesa “peso-politico” tutta dedita a ottenere risultati dallo Stato.

E pensare che il Papa aveva appena finito di parlare ad alcuni vescovi brasiliani della differenza di compiti tra sacerdoti e fedeli laici: i primi «devono restare lontani da un coinvolgimento personale nella politica, al fine di favorire l’unità e la comunione di tutti i fedeli e poter così essere un punto di riferimento per tutti» mentre ai secondi spetta «esprimere nella realtà, anche attraverso l’impegno politico, la visione antropologica cristiana».

È lo spirito contenuto in quella Nota circa l’impegno dei cattolici nella vita politica – non a caso firmata dall’allora cardinal Ratzinger – che spiega bene quale sia il ruolo della Chiesa nei confronti della cosa pubblica: non ottenere cose, ma illuminare le coscienze affinché l’agire sia orientato «al servizio della promozione integrale della persona e del bene comune».

Altro che “gruppo di pressione confessionale”, la Chiesa di Benedetto ha un’ambizione più alta: essere portavoce nel mondo della verità sull’uomo. Un compito che va ben oltre la ricerca di contentini politici.

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