Il Papa sorprende l’Europa atea, ma qui notano solo Berlusconi

mercoledì 30 settembre 2009

di Bruno MAstroianni, Tempi, 29.9.09

Come d’abitudine, anche il tredicesimo viaggio internazionale di Benedetto XVI – da poco concluso nella Repubblica Ceca – è stato intenso. In uno dei paesi più atei al mondo, il Papa ha affrontato alcuni temi di fondo: la libertà che «presuppone la ricerca della verità», i pericoli del cinismo «disumano e distruttivo» che vuole negare la grandezza di questa ricerca, l’invito ad «ampliare il concetto di ragione» per aprirsi alla fede, perché escludere la prospettiva trascendente è tradire «la grande tradizione formativa» che ha fatto nascere in Europa le università.

E poi l’infondatezza di quei tentativi «tesi a marginalizzare l’influsso del cristianesimo nella vita pubblica» quando la «storia del cristianesimo» è la «stessa storia» dell’Europa. La «secolarizzazione radicale» che, tagliando il suo legame alla verità, rende le società «più fragili e meno inclusive», affaticate nel «riconoscere quello che è vero, nobile, buono».

Il bisogno che c’è di Vangelo, «che non è un’ideologia» ma «trascende le vicissitudini di questo mondo e getta nuova luce sulla dignità della persona in ogni epoca» per scongiurare «una ragione sorda al divino», «incapace di entrare in quel dialogo tra culture di cui il nostro mondo ha così bisogno».

È un peccato che i media italiani si siano un po’ schiacciati sull’incontro iniziale con Berlusconi e su qualche riferimento forzato alla politica. Ci si è persi Ratzinger mentre parlava di apertura alla fede a un paese che sconta ancora i segni dolorosi provocati dalla chiusura materialista.
Suocera Europa intenda.

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